• S.

non si giudica un libro dalla copertina


Sono sempre in ritardo su tutto.

Questo romanzo, che nell'anno della sua uscita (2002) ha suscitato non poco scalpore, mi era sfuggito. Per fortuna c'è Cristina, che mi ricorda quotidianamente della mia inutilità ed è corsa ai ripari prestandomi il romanzo e spiegandomi tutta la querelle legata all'autore, J.T.Leroy.

Mi era infatti sfuggito il boom mediatico che ha generato all'epoca il fake letterario meglio riuscito del secolo scorso, "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa".

J.T. Leroy si è infatti scoperto essere uno pseudonimo dietro al quale si celava una scrittrice donna (Laura Albert) che ha spacciato la storia per autobiografica.

La storia di una vita al limite dell'immaginabile.

Il protagonista, Jeremiah, è un bambino di quattro anni che scopre di essere stato adottato. La sua vera madre, Sarah, lo ha partorito in età adolescenziale e ora che è diventata maggiorenne ne ha ottenuto la tutela.

Jeremiah viene quindi strappato dalle dolci e amorevoli mani dei genitori adottivi per tuffarsi in una vita randagia fatta di violenza, droghe e abusi, attraverso un' America disperata e respingente.

In realtà poco importa, dopo tanti anni, chi lo abbia scritto e tutta la polemica che ha suscitato, il romanzo è scioccante e scritto maledettamente bene. Questo importa.

E' folle, crudele, sconvolgente e non fa sconti. E se da un lato si fatica a continuare a leggere per la continua e insopportabile violenza, dall'altro la scrittrice ti inchioda alle pagine, con una scrittura intensa e travolgente, dalla quale è impossibile staccarsi.

Inoltre, il fatto che sia narrato dal punto di vista del bambino, ne attenua un po' (non molto) il disagio, che rimane comunque persistente per tutta la lettura.


Ma io non sono solo in colpevole ritardo, ho sbagliato pure il momento, infatti non avrei dovuto leggerlo ora, dopo essere stata vittima della strazio causato dalla lettura di "Una vita come tante", altrettanto crudele e feroce.

Insomma, ne avevo un po' le tasche piene di tutta questa violenza gratuita e sicuramente in un altro momento lo avrei apprezzato molto di più.

Il mio voto è pertanto una mediazione tra quello che sarebbe potuto essere e quello che è stato.


3/5

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