Un mese sull'isola: Settembre

"Tutti i mesi sono esperimenti grossolani,
dai quali fu realizzato il perfetto Settembre."
Virginia Woolf

Per motivi che scoprirete più avanti, questo mese ho “dovuto” — virgolette d’obbligo, perché è stato in realtà un vero piacere — leggere la produzione letteraria di Alessandra Carati.
Una scrittrice che fino a oggi non conoscevo, ma che, con questo suo primo romanzo, finalista al Premio Strega 2022, si è guadagnata da subito un posto tra le penne femminili italiane che non abbandonerò più.
Un romanzo che intreccia formazione, storia familiare e memoria collettiva e che racconta le vicende di una famiglia bosniaca costretta a fuggire dalla guerra e a ricostruire la propria vita in Italia. Al centro c’è Aida, la figlia, attraverso i cui occhi si sviluppa un racconto intenso e delicato sull’appartenenza, sui legami familiari, sulla libertà e sulla difficoltà, a volte, di trovare il proprio posto nel mondo.

A seguire, e presa dall’entusiasmo, ho letto subito il secondo romanzo di Alessandra Carati, Rosy.
Nato dall’incontro con Rosa Bazzi, il libro mette in discussione il modo in cui cronaca, media e opinione pubblica contribuiscono a costruire una determinata immagine della realtà.
Un libro scomodo, sospeso, che lascia più domande che certezze. Che mette il lettore davanti a molti dubbi e a una sensazione di inquietudine difficile da scrollarsi di dosso: quella di scoprire qualcosa di cui, in fondo, dovremmo vergognarci tutti.

Non aver ancora letto questo libro è stata una mancanza grave. Ne sono consapevole.
Siamo difronte ad un grande libro. Indispensabile.
Un libro lucido, doloroso e purtroppo ancora incredibilmente attuale. Levi torna sull’esperienza dei lager nazisti e prova a capire, senza retorica, cosa accade all’essere umano quando viene privato di dignità, libertà e identità.
Assolutamente da leggere e da NON dimenticare.

Un pamphlet breve, provocatorio e diretto, che critica un “femminismo mainstream” sempre più trasformato in slogan, immagine e prodotto di consumo, invitando a recuperare una visione più radicale, scomoda e profondamente politica del femminismo.
Poche pagine, ma dense di spunti e domande, che mettono in discussione quanto di autenticamente sovversivo rimanga quando un movimento entra nel linguaggio del marketing e della cultura popolare.
Perché forse il problema non è che il femminismo sia diventato popolare, ma che, nel diventarlo, rischi di perdere proprio ciò che lo rende necessario: la capacità di mettere in discussione il sistema, disturbare e restare scomodo.

Yang Fei esce di casa una mattina e si ritrova immerso in una fitta nebbia, attraversata da una strana neve luminosa. È in ritardo per la sua cremazione.
Comincia così il viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto, troppo brevemente, nella Cina del capitalismo socialista e delle sue profonde contraddizioni. Nei sette giorni che seguono, Yang Fei incontra persone amate e perdute da tempo, scoprendo nuove verità su di loro e, soprattutto, su se stesso.
Un romanzo ironico e surreale, ma anche profondamente umano, che mescola delicatezza e ferocia per raccontare il destino, la morte e le disuguaglianze della Cina contemporanea. Commovente, spiazzante.
È la prima volta che leggo Yu Hua e, sicuramente, non sarà l’ultima.




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