Un mese sull'isola: Agosto
- Thebloodyisland
- 15 minuti fa
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Aspettavo agosto tutto l’anno da bambino. La spiaggia, i templi di Paestum, la sensazione che tutto l’anno valesse la pena viverlo per rotolarsi nel bagnasciuga con mio fratello, con i miei cugini. La sensazione che la vita vera fosse agosto. L’attesa dell’agosto più bella dell’agosto persino. Vivere agosto da adulti non vale la pena. Ora agosto è solo un mese di promesse non mantenute, la dimostrazione che la vita ti ha tradito e quello che ti aspettavi non arriva. Come una generazione che credeva di poter vivere meglio dei propri genitori e invece vive peggio, assai peggio. Agosto era il mese dove riuscivi a prendere tutto ciò che di bello concepivi. Ora arriva e raccoglie esattamente le briciole dell’intero anno.
(Roberto Saviano)

"Noi portiamo addosso le ferite di guerre tribali. La nostra tribù è quella che ha colpito di più, ucciso di più, mozzato di più. È colpa degli stranieri? No, noi siamo gli eredi della nostre tribù. Quando ci scagliamo senza pietà gli uni contro gli altri, città o deserto fanno lo stesso. E mentre ci azzuffiamo gli stranieri si impadroniscono di casa nostra. È semplice, ci divoriamo tra di noi e gli altri ci divorano. Noi a recitare il Corano prima di sgozzarci tra fratelli, loro a farsi il segno della croce prima di bombardarci".
Aliyeh Ataei è nata in Iran, ma è figlia di rifugiati afghani fuggiti dopo l'invasione sovietica in Afghanistan. Hanno vissuto al confine tra i due stati, in una condizione di perenne instabilità. In questa citazione, l'essenza delle loro vite e il significato di vivere come migranti, esiliati, in un clima di paura e di sangue.
Come al solito Utopia mi ha regalato forti emozioni.

Che sorpresa meravigliosa questo libro.
Come ormai noto, non amo molto i libri di racconti, salvo rare eccezioni (Carver in testa), ma qui siamo di fronte a un mezzo capolavoro.
Storie di essere umani, inquietanti, uniche e straordinarie.
Libro intenso e storie che lasciano senza fiato.

Tanto è stato sorprendente "Il buon male" tanto è stato deludente questo romanz(etto) spesso ben consigliato sull'internet. Presentato come il grande romanzo Millennial, mi ha lasciato davvero poco. Paragonato ai romanzi di Sally Rooney (maestra del genere) sbiadisce, purtroppo, e riporta tutto al solito un pò scontato racconto all'italiana in cui non si vuole o non si può mai andare oltre un certo pudore. Peccato.

«Il mio amico Serge ha comprato un quadro» annuncia Marc, solo in scena, ad apertura di sipario.
Jasmina Reza si dimostra la grande scrittrice che è, in qualunque genere si cimenti. Arte è una breve commedia teatrale — Reza ha vinto numerosi premi come drammaturga — e, per la precisione, è la commedia francese contemporanea più rappresentata al mondo.
Divertente, brillante e al tempo stesso carica di crudeltà, racconta un'amicizia che viene messa a dura prova dall'acquisto di un quadro apparentemente tutto bianco. Da lì parte un irresistibile gioco di provocazioni, risentimenti e incomprensioni, attraverso cui Reza mette a nudo l'invidia, l'ego, il bisogno di avere ragione e, naturalmente, la difficoltà — forse l'impossibilità — di definire cosa sia davvero l'arte.
Una lettura che vola via, intelligente e cattivissima. Brava, brava.

Philip Roth lo conosciamo tutti. È stato uno dei più grandi scrittori americani contemporanei e non è un caso, quindi, che quando, dopo mesi — forse anni — di letture di altri autori, ti ci imbatti di nuovo, la sensazione sia immediata: il livello è superiore e il godimento è assicurato.
La mia vita di uomo è il primo libro in cui compare Nathan Zuckerman, alter ego letterario destinato a tornare in molte delle opere di Roth. La storia ruota intorno a Peter Tarnopol, giovane scrittore alle prese con un matrimonio disastroso e con le conseguenze di una relazione sentimentale tormentata. Ma Roth complica subito il gioco: dentro il romanzo troviamo infatti anche il romanzo scritto da Tarnopol, creando un continuo cortocircuito tra vita e letteratura, realtà e invenzione.
Un Roth ancora agli inizi della sua lunga parabola, ma già pienamente Roth: ironico, spietato, intelligente e tremendamente divertente.

In questa afosa estate ho trovato tra pile di libri ancora da leggere, questo piccolo memoir di Jonathan Franzen che mi ha fatto ricordare la grandezza di questo autore, senz'altro tra i più grandi della sua epoca. La sua scrittura è meraviglia e forse un pò me lo ero dimenticata.
Parziale biografia in sei capitoli, di cui ognuno rappresenta una fase e alcuni episodi particolarmente significativi della vita di Franzen. Parla della sua "zona disagio", quell'età dall'infanzia alla maturità passando da quel groviglio di emozioni che è l'adolescenza.
Certo alcuni passaggi ( torniamo sempre alla nota dolente...il birdwatching) sono un pò troppo lunghi e noiosi ma a Franzen si perdona tutto.
Ironico, pungente, meraviglioso.

Una delle mie passioni, l’ho scritto già molte volte, è l’arte. E una delle personalità che più ho amato è Louise Bourgeois, artista francese, un vero genio.
Trovato per pochi euro su Vinted, possiedo finalmente questo meraviglioso volume che desideravo da molto tempo. È una raccolta, organizzata in successione cronologica, dei suoi scritti: dai diari alle interviste, dalle riflessioni personali alle parole con cui ha raccontato il proprio lavoro e l'arte in generale.
Un libro che permette di completare la percezione della sua opera, restituendoci un ritratto estremamente dettagliato dell’artista e della sua personalità. Ma è anche qualcosa di più: uno scorcio privilegiato, quasi in presa diretta, sulla storia dell’arte del Novecento e sui suoi protagonisti.
Leggere Bourgeois attraverso le sue stesse parole significa entrare ancora più profondamente nel suo mondo, fatto di memoria, ossessioni, traumi, relazioni e trasformazioni, e capire quanto la sua arte fosse indissolubilmente legata alla sua vita.
Grande, grandissima Louise.




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