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Quando il piccolo schermo si fa grande.

Non a caso “Scene da un matrimonio” miniserie firmata HBO tratta dall’omonima opera di Ingmar Bergman ci stava a pennello al Festival del cinema di Venezia, dove è stata presentata in anteprima mostrando a tutti come il grande cinema lo facciano i grandi testi e i grandi attori.

Noi abbiamo dovuto aspettare di vederlo nel piccolo schermo delle nostre tv, in quella dimensione che ancor meglio gli si addice, quella dell’intimità di una casa.

Perché è proprio all'interno di una casa, in una dimensione quasi teatrale, che

due attori fuori misura come Jessica Chastain e Oscar Isaac, con una chimica pazzesca, e grazie a una scrittura e una messa in scena ineccepibili, mostrano un matrimonio e la sua fine.

O meglio, un amore che non può finire mai.


Sembra andare tutto bene tra Jonathan e Mira, sposati da una decina d'anni, genitori di una bimba desiderata e amata, fino a che Mira non confessa di avere un amante e di essere infelice. Da qui nell'arco temporale di cinque anni, si scateneranno diversi eventi che li porteranno a cercarsi ed allontanarsi. Litigano ma non possono fare a meno di toccarsi, di sfiorarsi e poi ancora litigare, ferirsi, tradirsi, urlarsi contro, in un sali e scendi emozionale che ti inchioda allo schermo, ti convince e ti coinvolge completamente.

Si assiste e si vive un’altalena di emozioni: la passione, l’odio, il rimorso, il senso di colpa, l’affetto, il tormento e si resta ipnotizzati di fronte alla loro bravura e magnetismo, ai loro efficaci e interminabili duelli verbali.


La serie oltre a essere un miracolo che è riuscito a tenere testa, se non a superare l'originale, è anche un capolavoro di intensità, emozione e intelligenza.

Mettere in scena i sentimenti, rendere completamente reale ogni cosa detta o fatta dopo un ciak, è sempre una magia.

La magia, appunto, del grande cinema.


Sono solo cinque puntate e Sky ha voluto centellinarle proponendone una a settimana e noi, come animali affamati, non aspettavamo altro che di averne ancora e ancora perché di questa bellezza non se ne ha mai abbastanza.

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