• C.

Parlarne tra amiche


Ad attendere con impazienza l'ultimo libro di Emmanuel Carrère, "Yoga", non eravamo certo solo noi, lo erano molti di voi e soprattutto una nostra amica, Rita, grande lettrice , dovete assolutamente seguire il suo profilo instagram:

https://www.instagram.com/librerita_/ che ha accettato l'invito di scriverne sul nostro blog, per condividere con voi anche il suo parere su questo libro tanto atteso quanto discusso. Avremmo voluto accapigliarci e discutere e arrabbiarci e litigare, ma non è stato possibile. Ci siamo scoperte tutte e tre innamorate di questo romanzo e di questo autore e quindi, solo amore.


R:

"Io, che aspiravo all’unità, sono sceso a patti con la divisione"


"Yoga" è un libro che ho atteso, desiderato e non ho, per tanto così, comprato in francese, perché è stato molto discusso, perché avevo amato alla follia Vite che non sono la mia e perché pratico yoga ormai da qualche anno. Le premesse erano quindi ottime, ma non è stata una lettura lineare: ho trovato parecchio sottotono le prime 80 pagine e ho davvero temuto di avere tra le mani solo un libro "arguto e accattivante" sulla pratica più mainstream degli ultimi anni, declinata nella sua forma più meditativa.

In qualunque libro (serio) sulle origini e sulle implicazioni spirituali dello yoga potrete trovare definizioni ispiranti di meditazione, respiro, oscillazioni della mente, non attaccamento, raggiungimento del Sé.

Eppure in questa (chiamiamola) autobiografia si aprono anche orizzonti nuovi, che per fortuna hanno portato lo scavo umano tipico di Carrère molto lontano dal progetto iniziale. Lontano, ma forse più vicino al cuore dell'etimologia più semplice di "yoga", che vuol dire unione, unità.

I pezzi da ricomporre sono tanti: i brevi paragrafi che scandiscono il testo (una novità importante per il suo stile di scrittura), gli opposti umorali alterati e alternati dal bipolarismo, il lutto e la vita che continua, la volontà di partire e quella di restare e - di nuovo - la propria vita e quella di Erica, Hassan e tutti gli altri. Yoga, alla fine, è la consapevolezza che "bisogna lavorare con il materiale a disposizione". Vale tutto, se considerato come un tendere verso, ed è questa tensione che Carrère ha vissuto e messo a nudo su carta, percorrendo quella terra di nessuno tra il vero e l'omesso/inventato.

5/5


S:

"La letteratura è il luogo dove non si mente"


Dover scrivere un post su "Yoga", ma più in generale su Carrère mi risulta difficile.

Mi è impossibile non scadere nell'idolatria perché la mia è senz'altro una adorazione.

Adoro Carrère. La sua scrittura diretta e magistrale, che parte da un punto e ti porta da tutt'altra parte, la sua ironia, la sua straordinaria capacità di emozionare...

Ecco, insomma, sono già partita con i superlativi.

Diciamo allora che io, tra le due "proprietarie" del blog, sono quella che ama e pratica assiduamente lo yoga, capirete quindi che per me sarebbe stato comunque un successo. Ma c'è molto di più di cui parlare perché non si tratta solo di questo, la meditazione e lo yoga sono solo lo spunto narrativo per estendere lo sguardo e abbracciare altri campi.

Si può parlare di autobiografia nella quale, prendendo spunto da alcune sue esperienze, ci parla di sé, dei suoi problemi di depressione, delle cure per ristabilire l'equilibrio, della fine del suo matrimonio, ma anche degli altri, di emarginazione, di amicizia, di amore.

Di lui si dice che sia troppo spocchioso, narcisista ed egoriferito (in effetti si autocita spesso e riporta l'immagine che di lui hanno scritto parenti e amici) ma a me non importa cosa si dice o chi lo dice. Importano le sensazioni che mi hanno scatenato, importa la profondità del suo pensiero e l'intelligenza della sua ironia.

Adoro questo meraviglioso mix che fa spesso nei suoi romanzi, di autobiografia e giornalismo e qui c'è anche lo yoga, cosa avrei potuto chiedere di più?

E' un libro efficace e coinvolgente dalla prima all'ultima pagina che come al solito mi ha fatto emozionare e anche sorridere e come al solito si è preso tutto il mio tempo (impossibile rallentare e fermarsi) , anche se ho cercato, invano, di centellinarlo.

Vorrei un Carrére tutti i mesi. Questo vorrei.

5/5



C:

”Posseggo un autentico talento nel trasformare una vita a cui non manca niente per essere felice in un vero e proprio inferno, e non permetterò a nessuno di minimizzare questo inferno: è reale, terribilmente reale.”


L’ autore del capolavoro “Vite che non sono la mia” stavolta ci racconta la sua, di vita e lo fa in un libro che nasce come manuale sullo Yoga, la meditazione e il Tai Chi, discipline a cui si dedica da decenni, ma che si conclude come una meravigliosa testimonianza di quella che è stata la sua vita di uomo e scrittore attraverso le esperienze più disparate.

Molte sono le critiche e i lettori rimasti delusi…ma non io, perché più ci penso più questo libro è geniale, coraggioso, maturo e indispensabile.

Come sempre Carrère, inizia parlando di qualcosa e finisce con il parlare di tutt’altro e soprattutto di sé stesso, lo ha fatto in ogni suo libro, dalla biografia di “Limonov” al resoconto del terribile fatto di cronaca nera narrato ne “L’Avversario” e lo fa anche stavolta dove, parlando si sé, parla dei problemi della società, di emigrazione, di terrorismo, di letteratura e molto altro.

Si mette a nudo senza paura o mezzi termini, svela le sue fragilità, le nevrosi e l'inferno della depressione che lo ha colpito; è un uomo che si conosce molto bene e che non esita a definirsi narcisista ed egocentrico, caratteristiche che emergono da sempre nei suoi libri, tutti, alla fine, egoriferiti e forse proprio per questo, incredibilmente veri e unici perché, nel guardare sé stesso ci guardiamo anche noi.

E così è "Yoga", un libro che nasce con l'idea di essere una cosa e diventa altro, che accetta di non essere ciò che ci si aspetta.

Esattamente come lui.

Ed è proprio questa dualità, il concetto di Ying e Yang, il tema principe di “Yoga”: sotto l’apparenza di un uomo che ha raggiunto l’equilibrio emotivo e sentimentale c’è il tormento di uno scrittore pieno di demoni che ha imparato però a far convivere questi due “io”, i due opposti che esistono in ogni cosa, in ognuno di noi.

Un libro scritto a dieci dita da uno scrittore che fino a ieri scriveva con un dito solo, che sta cercando, giorno dopo giorno, di diventare un uomo (e uno scrittore) migliore.

4,5/5

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