• S.

non si giudica un libro dalla copertina


Una cosa assolutamente certa è che leggere Zadie Smith dovrebbe essere obbligatorio.

Regina incontrastata dello scrivere. Dea della parola. Faro illuminante della bellezza. Sicuramente una delle più grandi scrittrici contemporanee.

E allora mi direte, come mai hai letto solo ora il suo primo romanzo, a detta di molti il suo capolavoro?

Non ho una risposta precisa, ma potete offendermi, perché me lo merito.

Ma ho riparato, anche se con colpevole ritardo, e so solo che a conclusione della lettura posso dire che per leggere questo libro servono tempo e concentrazione, diciamo più del normale, tale è la densità, la corposità e la ricchezza di questo suo romanzo d'esordio , ricordiamolo, scritto a soli venticinque anni.

La scrittrice inglese in "Denti Bianchi" mostra un talento fuori dal comune, una scrittura così piacevole da far passare in secondo piano una certa abbondanza nei contenuti.

Per qualcuno potrà sembrare una bestemmia, ma effettivamente in alcuni momenti alleggerire l'impianto narrativo sarebbe stato meglio, a mio gusto. E questo è davvero l'unico motivo per cui non darò una piena promozione, un cinque pieno.


Archie e Samad si sono conosciuti alla fine della seconda guerra mondiale, diretti a Istanbul e ignari che la guerra fosse già finita, e si ritrovano, trent'anni dopo, a Londra.

Si narrano quindi le vicende di queste due famiglie, gli inglesi Jones e i bengalesi Iqbal, uniti da una grande amicizia, che negli anni ci mostreranno i conflitti culturali, generazionali e razziali di una Londra alle prese con la difficile integrazione di tante nazionalità.

La bravura indiscutibile di questa giovane scrittrice sta nella cura del dettaglio con cui racconta la profondità e la complessità dei suoi personaggi e nell’ utilizzo dell’ironia (con una capacità non comune, considerando anche l’età) con cui si esprime nel raccontare l’eterno scontro culturale e generazionale. Magnifica la multiculturalità che si respira, in una Londra che diventa anch’ essa importante tassello della storia, come una madre che accoglie e cerca di integrare i suoi variegati figliocci: bengalesi, inglesi, giamaicani, irlandesi, ebrei… e poi, ancora: fondamentalisti islamici, testimoni di Geova, atei, cattolici…! Un Melting pot di culture diverse, esperienze diverse…che non possono che essere una vera ricchezza.

Ed è proprio questo che ti lascia una lettura del genere, una grande ricchezza.

Di parole, di concetti, di emozioni e un enorme quantitativo di spunti di riflessione.

Non ultimo il fatto che pur essendo un libro editato nel 2000, affronti temi ancora tremendamente attuali.

Se non lo avete ancora fatto, leggetelo!

Prendetevi del tempo, una matita per gli appunti e partite per un meraviglioso viaggio.


"Figli. Samad aveva accolto i figli come una malattia. Sì, ne aveva procreati volentieri due - volentieri quanto è possibile - ma non aveva fatto i conti con l'altra cosa. La cosa di cui nessuno ti parla. Questa cosa del "conoscere" i figli."


4,5/5