• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Non ho mai scritto credendo di farlo, non ho mai amato credendo di amare, ho solo aspettato davanti a quella porta chiusa."


Che gioiellino che è "L'amante" di Marguerite Duras!

E uso il diminutivo solo perché il libro è piccolino, ma credetemi, è tanto piccolo quando gigante.

Si tratta di quei libri che si fatica a descrivere, tanto sono unici.

E' un diario/memoir nel quale la scrittrice racconta un periodo molto preciso della sua vita, quello in cui, da adolescente, vive una relazione clandestina e scandalosa con un adulto cinese miliardario. Lei è una ragazzina bianca, povera, con una famiglia difficile e faticosa: un padre scomparso troppo presto, una madre maestra con chiari problemi nel gestire i figli, un fratello maggiore violento e credule e un fratello piccolo incapace di difendersi.

La relazione con l'amante cinese trasforma Marguerite da bambina a donna e lei, forse incapace di comprendere cosa sia il vero amore, vive la loro storia con grande trasporto ma in maniera puramente carnale. Respinge l'amore dell'amante pretendendo solo passione in un rapporto più fisico che mentale, in una forma di ribellione nei confronti di una madre incapace del proprio ruolo e di una realtà che trova ingiusta.


La scrittrice parla di sé a volte in prima e a volte in terza persona, quasi come se non si riconoscesse in quell'adolescente così diversa dalla donna che è diventata.

Quasi a non voler rivivere a pieno quella storia e dover ammettere che era proprio amore. Quell'amore che capita una volta nella vita e che non può che rimanere amore fino alla fine.

Lo stile è davvero originale, un flusso di pensieri, sensazioni, gioie, paure e rabbia; sembra quasi di viaggiare nei ricordi della Duras che spaziano liberi dal passato al presente, in cui emergono le figure ingombranti della madre e dei fratelli che tanto l'hanno segnata. Una scrittura per immagini, a volte addolcite dalla malinconia, altre crude e spietate come solo la realtà del ricordo sa essere.

Si rimane sgomenti davanti alla bravura di certi autori che sanno, in poco più di 100 pagine, non solo raccontare una vita intera, ma toccare quella di tutti noi.


"Sul marciapiede la calca si muove in tutte le direzioni, lenta o svelta, si fa largo, rognosa come certi cani randagi, cieca come certi mendicanti, una folla che riconosco da come tutti camminano insieme senza impazienza, da come sono soli anche nella ressa, apparentemente senza felicità, senza tristezza,, senza curiosità, come se camminassero senza andare da nessuna parte, senza intenzione, scegliendo ora l’una ora l’altra direzione solo perché si trovano lì, soli e nella folla, mai soli da soli, sempre soli nella folla."


4/5


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