• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Il mondo è pieno di ciechi vivi."


Con imperdonabile ritardo ho letto "Cecità" di José Saramago, mi è stato regalato dalla mia socia del blog accompagnato da una frase del tipo "non puoi non averlo letto" e come sempre aveva ragione ma è così carina da non farmelo, tutte le volte, notare. Aggiungo però che non c'era momento storico più adatto per leggerlo (tant'è che è stato uno dei libri più acquistati in questo anno di pandemia) e aspettare, forse, è stato un bene.


Mi ritrovo quindi a scrivere di un libro che probabilmente avete già letto tutti e di cui avete già letto di tutto ma non posso esimermi dal farlo.

"Cecità" è illuminante (scusate l'ossimoro), un libro senza tempo e tanto più attuale proprio ora, che il mondo è stato colpito da questo maledetto virus, diventato uno stato dell'essere.

Perché è un virus anche quello che colpisce i protagonisti di questo libro, ambientato in un luogo senza nome e in un tempo ignoto, che li rende ciechi all'improvviso. Ma anziché vedere tutto nero, vedono tutto bianco. Il libro segue un gruppo di persone, tutte definite dal ruolo o da una caratteristica personale ma mai da un nome proprio (abbiamo "il medico", "la ragazza dagli occhiali scuri", "l'uomo con la benda"...), tutti rimasti ciechi all'improvviso tranne una donna, che insieme a loro, e senza svelare il suo segreto, verrà chiusa anche lei in quarantena.

Ed è proprio la quarantena che svela la mostruosità del genere umano, l'egoismo e la brutalità degli uni contro gli altri. Non c'è sentimento di comunità o di fratellanza, se non nel piccolo gruppo di umani protagonisti.

La vista dell'unica donna sarà la chiave di svolta e, una volta fuori, si scoprirà un mondo completamente cieco, tranne lei.


Un libro che parla di tanto, forse di tutto.

Metaforicamente racconta la cecità della società di fronte ai problemi del mondo, degli altri. E anche chi vede, per paura, finge di non vedere, finché non capisce che può e deve essere faro per gli altri.

È l'indifferenza, penso, il vero tema del libro, un'indifferenza dilagante, una sorta di subdolo virus che ha contagiato ormai tutti noi ma dal quale, con l'aiuto di chi ancora vede, forse possiamo ancora salvarci.


"È di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria."


5/5

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