• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Una sola cosa conta: imparare a essere perdenti."


Sono le 17:56 di un giorno qualunque, ma per Adrien è un momento fatale: la sua ex, Sonia, ha letto l'sms che lui le ha inviato venti minuti prima ma non risponde.

All'ansia dell'attesa si aggiunge quella di dover tenere, di lì a pochi giorni, un discorso per il matrimonio della sorella. Richiesta che lo manda letteralmente nel panico.

Su tutto questo l'io narrante del protagonista rifletterà durante una cena in famiglia.


Questa è, più o meno, la trama de "Il discorso" di Fabrice Caro, un esilarante monologo interiore del protagonista che, tra ricordi e aneddoti del passato, bozze del discorso che dovrà tenere e considerazioni sulla sua famiglia, delinea un ritratto molto lucido delle relazioni amorose e delle dinamiche famigliari oltre a quelle di un protagonista ansioso, paranoico, ingenuo ma al contempo narcisista (ritratto forse di questa generazione di 40enni?).


Un lungo flusso di coscienza diviso in brevi capitoli che si susseguono senza mai annoiare, si legge tutto d’un fiato, con una potenza comunicativa davvero rara.

Mi ha fatto non solo ridere, e credetemi se vi dico che non è per niente facile, ma anche annuire regalandomi quella sensazione di familiarità e di connessione con il protagonista che non è facile da trovare.

Questo libro è ironia al cubo, e di quella intelligente, miscelata con una dose massiccia di malinconia e il risultato è una vera bomba.


Una lettura solo troppo breve che avrei voluto durasse di più, arrivata però nel momento giusto, aiutandomi a chiudere un anno abbastanza noioso e triste con una grossa, grassa risata.


"...perché la vita è questo, trovare qualche goccia di benzina per poter andare avanti, un pochino, lentamente, sulla corsia d’emergenza, ma pur sempre andare avanti."


5/5

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