• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Il diavolo è un bravo ballerino, altrimenti nessuno lo seguirebbe in pista." Vernon Subutex (nome fichissimo anche se per me impronunciabile) è il personaggio scaturito dalla penna della scrittrice francese Virginie Despentes e protagonista dei tre volumi omonimi, da poco raccolti e pubblicati da Bompiani, dal titolo "Trilogia della città di Parigi". Dire che Subutex è l'unico protagonista di questa trilogia non è esatto, e ci se ne rende conto quasi subito. Vernon è il filo conduttore, la figura attorno alla quale ruotano diversi personaggi che pian piano si legano e interagiscono dando vita a un romanzo corale. In questo coro di personaggi spiccano però altri due elementi fondamentali, anche questi protagonisti: la città di Parigi e la musica (grande passione della scrittrice).


La trilogia è lunghissima e la trama molto articolata, non ho certo intenzione di svelarvi troppo e farei fatica a riassumerla in poche righe (sappiate solo che questo è uno di quei rari volumi che alla fine riportano "l'indice dei personaggi", indispensabile) ma ci provo comunque.

Chi è Vernon Subutex? È un ex "discaio" che a causa della crisi economica ha dovuto chiudere il suo famoso negozio di vinili e nel giro di poco tempo si ritrova orfano dei tre amici con cui condivideva lo sballo ma soprattutto la passione per la musica. Di questi 3, l'ultimo a morire suicida è Alex Bleach, famosissimo cantante dalla vita sregolata che, prima di suicidarsi, fa in modo di lasciargli delle registrazioni audio, una sorta di "confessione". Vernon, sfrattato dal suo appartamento, infila le confessioni inascoltate in uno zaino e comincia un vagare tra le case di vecchie conoscenze alla ricerca di un divano su cui dormire per qualche notte.

Come un Messia inconsapevole raccoglie questi "apostoli", persone molto diverse tra loro e, sempre inconsapevolmente, dà loro uno scopo, una sorta di rinascita. Questa strana banda composta da intellettuali e delinquenti, transessuali e donne velate, ex pornodive e clochard, darà il via a grandi cambiamenti, personali e globali.


La Despentes, che ho conosciuto con il suo testo femminista "King Kong Theory", la scopro scrittrice completa di un romanzo articolato, chiaro e potente nel quale non rinuncia a parlare di temi a lei cari come il femminismo, la violenza sulle donne, la pornografia e soprattutto la musica, che oltre a farne la colonna sonora di tutte le 900 pagine la consacra a religione. Un libro attuale che mostra i diversi aspetti di una grande metropoli e della società che la compone mettendo a confronto ricchi e poveri, filo-nazisti e intellettuali, mostrando il peggio e il meglio di ogni personaggio, mai stereotipato, così come della città; si coglie il grande amore che prova per lei ma anche lo sguardo onesto e consapevole con cui la guarda e la vive da sempre.

Tutti alla ricerca dello sballo, di qualcosa o qualcuno in cui credere, di una ragione per vivere.



"Per quanto ci si affanni a dire che non si crede in nulla, cazzo, si finisce sempre per ammirare l’esattezza con cui si scatena il caos." 4/5