• C.

non si giudica un libro dalla copertina

Aggiornato il: lug 31


Sono diversi i fattori che mi hanno attirata e portata a leggere "Heartbreaker" di Claudia Dey. In primis la casa editrice, Black Coffee, di cui mi fido sempre perché finora non mi ha mai deluso, con la sua proposta di scritti originalissimi e la loro attenzione alle scrittrici donne; in secondo luogo sono state le parole di Miriam Toews, una delle mie scrittrici preferite, che osanna quest'opera definendola "magistrale". Per ultimo l'ambientazione, una sorta di comunità "pseudo-mormonica" che qui viene definita "distretto" in cui non c'è niente di religioso ma all'interno della quale la vita degli abitanti non segue le regole del mondo, una sorta di "non luogo" di cui sembra che il resto del mondo ne ignori l'esistenza, in cui si vive in modo diverso. Dove le donne portano i capelli lunghissimi e vecchi giacconi da sci, gli uomini cambiano i nomi di nascita con improbabili soprannomi e gli adolescenti vanno in giro ascoltando i Nazareth e i Whitesnake nelle cuffie del Walkman facendo falò di tutto quel che capita.


È il 1985. La quindicenne Pony Darlene Fontaine vive da sempre nel "distretto", dove,

con la sua famiglia occupa l’Ultima Casa, il bungalow 88, oltre il quale il distretto finisce e inizia il mondo esterno che nessuno degli abitanti ha mai visitato. Nessuno tranne Billie Jean Fontaine, sua madre, giunta all’improvviso diciassette anni prima scivolando fuori da un’ auto rubata.

Una sera d’ottobre la donna prende le chiavi del furgone, esce scalza nel buio gelido e svanisce nel nulla. Terrorizzate all’idea che abbia abbandonato il distretto per sempre, le persone a lei più vicine decidono di vederci chiaro e partono alla sua ricerca.


Sono 3 le voci narranti di questa storia: Pony, la cagna di Billie Jean (che non ha nome ma che lei soprannominava Gina Rowlands e che vi stupirà con la sua saggezza) e Supernatural, ragazzo straordinario che vorrebbe solo essere normale.

La storia non segue un flusso temporale lineare, si passa continuamente dal passato al presente e grazie ai ricordi e ai punti di vista dei tre narratori, si scoprirà ciò che ha portato Billie Jean al distretto, i motivi che l'anno trattenuta e quello per cui se ne è andata.


Una storia che ci porta in un 1985 che forse non è mai esistito, in una realtà che ha dell'incredibile, in un luogo e tempo dall'atmosfera tossica e sbagliata. Sembra quasi di entrare in un film di Lynch, dove il surreale serve a mostrare ancora meglio ciò che è reale.


Un libro che non lascia certamente indifferenti.

E' bello, ogni tanto, lasciarsi stupire.


4/5