• C.

non si giudica un libro dalla copertina


“Cos’altro è la storia se non memoria senza dolore?"


Pensi di essere un grande lettore, di conoscere tutti gli scrittori “indispensabili” (e quando capita te ne vanti pure) e invece scopri che in questi anni ti eri perso Rachel Cusk. È quello che è successo a me, che ho letto solo ora il suo ultimo romanzo “Onori”, terzo di una trilogia (completata da "Transiti" e "Resoconto"), considerata uno dei capolavori letterari della nostra epoca.


Onori segue la protagonista, Faye, alter ego dell’autrice, anche lei scrittrice, che parte per l'Europa dove l'aspetta una serie di conferenze e interviste sul suo ultimo romanzo. Queste giornate saranno scandite dagli incontri che Fay farà con degli sconosciuti e dai dialoghi che instaurerà con loro, che definirei i veri protagonisti del libro.

Della vita di Faye infatti non emergerà molto, se non la sua grande capacità di ascolto e la sua empatia, è colei che ascolta le micro narrazioni, quasi dei monologhi, che compongono questo libro, apparentemente senza trama, in cui tutto sta nel contenuto di ciò che viene narrato.


"Soltanto quando è troppo tardi per fuggire si capisce di essere sempre stati soli."


La Cusk è bravissima nell’orchestrare con stile impeccabile situazioni poco credibili ma, al tempo stesso, assolutamente normali, in grado di ipnotizzare il lettore con la loro intensità emotiva e simbolica. È uno di quei libri in cui non succede niente di particolare: ci sono le persone e le loro storie, storie comuni o meno che parlano del mondo e di tutti noi.

Un libro (ma pare che tutta la trilogia sia così) che si interroga sulla sofferenza e sul bisogno che abbiamo di raccontare, di fare un resoconto per capire dove siamo andati e dove stiamo andando, e se da questo viaggio abbiamo imparato o ottenuto qualcosa.


"Ben presto mi sono accorta, ha detto, che in realtà non c'era nulla di peggio che essere un mediocre maschio bianco di mediocre talento e intelligenza: anche la più derelitta casalinga, ha detto, è più vicina al dramma e alla poesia di quanto lo sia lui, perché se non altro, è capace di avere più di una prospettiva."


Di lei il New Yorker ha detto che ha "demolito e rifondato il romanzo" e solo leggendola si può capire il senso di questa affermazione.

Rachel, che piacere averti conosciuta.


4,5/5



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