• S.

non si giudica un libro dalla copertina


"Scrivi ancora?”

“Più di prima, le parole da dire stanno aumentando, se fossero bambini concepiti ne partorirei tanti quanti ne sono stati annientati.”


E per fortuna, dovremmo dire.

Per fortuna Edith Bruck ha sempre avuto, sin da piccola, la passione, incontrollabile, per la scrittura. In questo modo lei, come tanti, è riuscita a raccontarci il male nella sua forma più disturbata e atroce. Il male come solamente chi lo ha vissuto può raccontare.

Ci avviciniamo al giorno della memoria per commemorare le vittime dell'Olocausto e questa testimonianza è il regalo più bello che potreste fare o farvi.

Per non dimenticare, e non far dimenticare.


Questo racconto autobiografico, "Il pane perduto" è stato l'ennesimo libro letto sulla Shoah e non voglio dire sia il migliore, ma sicuramente ha lasciato il segno.

La Bruck scava nella memoria e rivive, con coraggio e determinazione, la sua odissea. Non soltanto l'ennesimo racconto dell'orrore dell'esperienza nei campi di concentramento (in quanto ebrea ungherese fu deportata nel campo di Auschwitz), insopportabili e brutali, ma anche quello del tentativo di continuare a vivere che ne è seguito. Il dopo, il seguito di un'esperienza del genere.

Che fare con la propria salvezza? Come reinventarsi una vita? Che fare dei sensi di colpa che accompagnano tutti i sopravvissuti? Ci racconta quindi del calvario , della fatica di ricominciare, fino a giungere ai giorni nostri, ad una serie di riflessioni sull'attuale ondata xenofoba e, per finire, una bellissima e straziante lettera che scrive a Dio, senza rabbia e senza cattiveria, in cui spiega tutti i suo dubbi, le sue speranze e il suo desiderio di avere ancora le forze per tramandare alle generazioni future la verità su quello che è stato, su quello che non dovrà mai più succedere.


"Ti prego, per la prima volta ti chiedo qualcosa: la memoria, che è il mio pane quotidiano, per me infedele fedele, non lasciarmi nel buio, ho ancora da illuminare qualche coscienza giovane nelle scuole e nelle aule universitarie dove in veste di testimone racconto la mia esperienza da una vita. Dove le domande più frequenti sono tre: se credo in Te, se perdono il Male e se odio i miei aguzzini. Alla prima domanda arrossisco come se mi chiedessero di denudarmi, alla seconda spiego che un ebreo può perdonare solo per se stesso, ma non ne sono capace perché penso agli altri annientati che non perdonerebbero me. Solo alla terza ho una risposta certa: pietà sì, verso chiunque, odio mai, per cui sono salva, orfana, libera e per questo Ti ringrazio (...)."


Un libro che sa di epilogo, di capitolo conclusivo della carriera della Bruck, ormai ottantanovenne, che è un regalo, un gioiello prezioso, da rileggere e far conoscere per illuminare le giovani coscienze e anche quelle vecchie, un po' rattrappite.

Una delle ultime testimonianze, purtroppo, e proprio per questo di inestimabile valore.


4.5/5

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