• S.

non si giudica un libro dalla copertina



"Dove si giudica, non c'è giustizia." Lev Tolstoj

Inizia con questa citazione il nuovo romanzo di Alessandro Piperno, "Di chi è la colpa", ed è evidentemente questo l'argomento fondante di tutto il libro: il senso di colpa, che in questo caso viene interpretato come attitudine a giudicare gli altri e ad accusarli per i propri insuccessi.

La cosa infatti che accomuna tutti i personaggi , compresa la voce narrante che è il ragazzo protagonista della storia, è questa idea che la colpa di tutto ciò che succede non è mai propria ma di altri.

E' la storia di un ragazzino che nasce in un contesto familiare disfunzionale nella Roma degli anni '80 all'interno della quale i genitori, litigiosissimi e oberati dai debiti, hanno nascosto per anni all'unico figlio il passato delle loro rispettive famiglie.

A seguito di un evento che sconvolgerà la famiglia, il ragazzo si ritroverà a vivere con la famiglia d'origine della madre, personaggi dell'alta borghesia romana fortemente radicati nella tradizione ebraica, e questo cambierà completamente la sua esistenza.

Ma il passato è qualcosa con cui si deve sempre fare i conti e per lui non sarà diverso.


Ci sono tutti i temi cari a Piperno: la famiglia, l'ambiente ebraico, Roma, e come nei romanzi precedenti, non manca il marchio di fabbrica di questo splendido autore: l'eleganza. Una caratteristica fondante della sua scrittura.

La capacità di questo grande autore italiano, a mio parere troppo sottovalutato, è proprio quella di tenere in piedi una avvincente storia che apparentemente non ha strappi né eventi sismici ma un equilibrio e una armonia che rendono una tensione sotto traccia, distribuita in tutto il romanzo.

Con uno stile affascinante e una lingua elaborata, sembra scriva sul velluto, senza scossoni, mentre descrive in profondità legami familiari e sentimenti di tutti i protagonisti, in maniera esemplare.

E' sicuramente un romanzo complesso: durante la lettura si incrociano spesso passato e presente e talvolta, causa i numerosi dialoghi, descrizioni e riflessioni, si ha la sensazione di perdersi (questo l'unico neo, dovuto probabilmente alla mole del romanzo), ma tutto poi trova la quadra e il finale, come in un puzzle in cui alla fine tutto torna, è potente e risolutorio.

Altra pennellata memorabile sono gli efficacissimi spaccati di una Roma degli anni '90 ma soprattutto il racconto del viaggio che il ragazzo farà con la nuova famiglia, a New York, che mi ha riportata con grande nostalgia dritta dritta agli anni frementi della scoperta della mia America.


"Niente lenisce il dolore di una perdita o la furia per un torto subito come l’identificazione del colpevole: in assenza del quale, tale dolore e tanta furia non trovano sfogo né requie".


4.5/5



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