• C.

non si giudica un libro dalla copertina


“Lei si chiama Suzanne Mallouk, ha detto addio a un padre violento e ora, tutta sola a New York, ha proprio l’aspetto di una bambina di dodici anni scappata di casa.

Eppure, nella mente le risuonano le parole che le disse sua madre: un giorno farà cose eccezionali. Lui si chiama Jean-Michel Basquiat, è un graffittista conosciuto come SAMO e si presenta al Night Birds con un mucchio di monete.

Ordina sempre e solo il meglio.

E sta per diventare uno dei pittori più acclamati del mondo”.



Chi mi conosce bene sa che le mie due grandi passioni sono la lettura, di cui sapete anche voi, e l’arte.

Quando queste due si incontrano per me è sempre una grande gioia e in questo caso, una bellissima sorpresa.

Uno dei miei artisti preferiti è Jean-Michel Basquiat e in questo volume ho ritrovato lui e la sua arte raccontati in maniera poetica, originale e potentissima.

Il libro, “La vedova Basquiat” non è neanche un libro su Jean-Michel ma sulla sua “vedova”, Suzanne Mallouk, la ragazza con cui ha condiviso buona parte della sua breve vita (è morto per overdose all’età di 27 anni) e con cui ha avuta una storia sicuramente non convenzionale, scandita da un susseguirsi di abbandoni, tradimenti e violenze ma forse, l’unica vera storia d’amore per entrambi.


Il libro è una sorta di collage di ritratti, immagini e ricordi: c’è la voce in prima persona di Suzanne e quella della scrittrice che si alternano raccontando non solo la vita di Suzanne e Jean-Michel ma la scena artistica della New York degli anni 80 e i suoi tanti protagonisti, da Madonna a Andy Warhol e un ritratto palpitante di una generazione intera, di un mondo fatto di eccessi e abitato da un’umanità ora affascinante, ora meschina e disillusa, ma mai banale e sempre fuori dagli schemi.



Suzanne narra il suo amore per un ragazzo dall’enorme talento, un artista che ha cercato con la sua arte di raccontare e combattere il razzismo. Un giovane uomo dipendente dalla droga che lo ha velocemente portato via. C’è tanto amore in queste pagine e tanta compassione per un genio capace di arrivare al massimo successo ma anche di autodistruggersi.

E c'è lei, Suzanne, che sembra vivere all'ombra dell'artista, che si accontenta di essere riconosciuta solo come "la ragazza di Basquiat" ma consapevole che lui, senza di lei, non riuscirebbe a vivere. Lei è la sua ancora di salvezza, la sua casa, quella da cui, alla fine, torna sempre... lei è la musa a cui noi dobbiamo buona parte delle grandi opere che Basquiat ci ha lasciato.


Un libro da pelle d’oca.


4,5/5

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