• C.

La Grande Bellezza


"One things about New York City. You are here or you are nowhere.

You cannot achieve another level of anxiety, hostility or paranoia anywhere else."


Lo sappiamo, un post su Woody Allen non dovremmo nemmeno farlo.

Sapete già cosa scriveremo, siamo ripetitive e soprattutto parziali in quanto assolutamente Super Fans.

Ad ogni nuova uscita di un film del nostro amato ci poniamo nel modo sbagliato, senza alcuna obiettività o il minimo senso critico. Ci piacciono tutti. O quasi.

E' tutto vero. Non rinneghiamo nulla.

Si potrà avere un argomento verso il quale essere totalmente irrazionali, giusto?

Bene, il nostro è Woody Allen.

E quindi, anche questa volta, con il suo ultimo "Un giorno di pioggia a New York", si è chiuso il sipario con un bel sorriso ebete da innamorate, stampato sulla faccia.

Certo, un minimo di lucidità ce l'abbiamo anche noi, non si tratta di un capolavoro che ricorderemo come altre sue magnificenze ("Basta che funzioni", "Manhattan", "Io & Annie" solo per citarne alcuni) ma nemmeno di un film insignificante come, ahimè, per fortuna pochissimi, ci sono stati.

Qui ritroviamo i punti cardine dei suoi lavori: le atmosfere magiche di una New York in grande spolvero, che come al solito ti fanno venire una voglia matta di fare le valigie e partire (ma non si può!!), resa ancora più bella da una strepitosa fotografia e le sue e nostre amate musiche jazz, come sempre perfettamente centrate.

Per noi potrebbe essere già sufficiente così.

E invece c'è dell'altro. Ad esempio un magnifico Timothée Chalamet, attore del momento, che anche in questo caso si dimostra di un altro pianeta e non ci fa rimpiangere troppo l'assenza di Woody a cui non ci abitueremo mai del tutto.

Certamente meno azzeccate le due attrici femminili, fuori fuoco e anche abbastanza fastidiose (soprattutto Selena Gomez).

E poi c'è una sceneggiatura davvero niente male, i dialoghi sono divertenti e sagaci e non manca qualche battuta, di quelle che piacciono a noi ciniche miscredenti.

Un film dal sapore malinconico sulla città più bella del mondo, ancora più bella se vista sotto la pioggia e attraverso gli occhi di Woody.

E pensare che abbiamo rischiato di non vederlo, causa le assurde polemiche legate ad altrettanto assurde accuse.

Peccato per gli americani che lo hanno censurato, hanno perso un'ottima occasione.