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Nel labirinto delle proposte televisive di questo periodo (Netflix e non solo) il rischio è quello di perdersi, di fare ore di zapping forsennato finendo poi per riguardare l'ennesima puntata di una serie già vista o un documentario sulle balene perché demotivati o stanchi ma, per fortuna, ormai ci possiamo definire due segugi che riescono a scovare, tra le tante proposte non particolarmente pubblicizzate, la serie "chicca", leggera ma non troppo, divertente di un'umorismo brutale.

Questo mese ne abbiamo scovate due (una a testa) e la prima, quella di cui vi parlo oggi, è SMILF (acronimo che sta per "Single Mother I'd Like to Fuck") serie Tv scritta, prodotta, diretta e interpretata da Frankie Shaw nel ruolo di Bridgette Bird, giovane e intelligente madre single che vive nel quartiere di South Boston. Smilf ha una famiglia estremamente stravagante, un ex fidanzato tossicodipendente in riabilitazione, un figlio di due anni di nome Larry e una madre bipolare (un'incredibile Rosie O'Donnell) con cui costantemente si scontra e si riappacifica. Cerca di lottare aspramente ogni giorno con le cose che rischiano di condurla a prendere decisioni impulsive e che spesso la indirizzano verso soluzioni impraticabili. Ma soprattutto, Bridgette vorrebbe assicurare una vita migliore a suo figlio e riuscire a realizzare il suo sogno adolescenziale di diventare una giocatrice professionista di basket.

Brigitte si mostra così com'è: una ragazza svogliata, che fatica a trovare un partner sessuale a causa della sua condizione di mamma single, perennemente al verde, che si abbuffa di schifezze per poi vomitarle e si masturba continuamente.

La serie, che se proprio vogliamo etichettarla possiamo definire dramedy, è una boccata d'aria fresca (e adesso come non mai ne abbiamo tutti tanto bisogno) in cui ci viene mostrata una donna dei nostri giorni, una madre che commette un sacco di errori, una donna bizzarra ma vera, insicura ma tenace, politicamente scorrettissima, diretta e cinica ma fragile e sincera.

Una serie, di quelle che ci piacciono davvero, dal taglio indie, che raccontano storie personali, intime, senza però seguire le regole tradizionali della narrazione.

Alcune puntate sono genio e follia allo stato puro, credetemi.

Due stagioni viste troppo in fretta che mi lasciano con la tristezza di sapere di non poterne vederne più.