• C.

non si giudica un libro dalla copertina


“Steph lasciava un vuoto fisico. Lo sentiva nel petto e nella pancia.

La vita sarebbe continuata. Era questo l’aspetto più duro.

La vita sarebbe continuata.”

Dover scrivere una brutta recensione mi mette sempre a disagio e per diversi motivi: la sensazione di non aver capito il libro e la difficoltà nello spiegare il perché non mi è piaciuto... è molto più facile il contrario, credetemi.

E diventa particolarmente sgradevole quando il libro avresti voluto amarlo, hai seguito recensioni e consigli, lo scrittore è promettente, il titolo una figata e la storia pure. 

Il libro in questione è “E i figli dopo di loro” di Nicolas Mathieu, premio Goncourt 2018.

Ci troviamo a Heillange in Lorena, agli inizi degli anni 90. È estate e le vite di tre ragazzi si intrecciano, noi seguiamo l’evolversi emotivo di ognuno alle prese con quel turbinio di emozioni e situazioni tipiche dell’adolescenza.

Anthony ha quattordici anni, le spalle larghe e una palpebra semichiusa che gli dà sempre un’aria imbronciata e due genitori in crisi coniugale, dovuta quasi totalmente alla disoccupazione e all’alcolismo del padre e al risentimento della madre.

Stéphanie è la più bella della scuola, è causa delle passioni degli altri e vittima delle proprie. Sconta il peso della bellezza che in quella valle dimenticata da Dio non serve a molto, è una reginetta di niente.

Hacine è un po’ più grande, figlio di immigrati che speravano in una vita migliore e un'integrazione mai raggiunta completamente, ormai rassegnato all’idea di deluderli.

L’estate in cui i tre ragazzi si incontrano è quella delle prime esperienze sessuali, delle prime canne, dei Nirvana nelle orecchie e delle corse in Bmx intorno al lago, della noia che si mescola alla rabbia e al desiderio di fuggire. Il panorama è desolante e malinconico e quella che viene mostrata è la realtà di una generazione in crisi, dal futuro incerto e dal presente squallido.

Fabbriche dismesse, licenziamenti, delinquenza, criminalità di basso profilo, un paesaggio in cui pure le droghe sono difficili da trovare, non ci sono distrazioni e il rischio di fare la cosa sbagliata e di perdersi è sempre dietro l’angolo.

Gli spunti per un buon libro ci sono davvero tutti ma il risultato è un tomo infinitamente lungo e prolisso, le emozioni sono trattenute e mai esplose, un libro sull’adolescenza esplorata con troppo cervello e poco cuore.

Si fatica davvero a tenere il filo delle varie storie, le situazioni sono snervanti e il risultato è che il disagio e la noia dei protagonisti diventano il tuoi. Se questo era l‘obbiettivo dello scrittore, è riuscito nell’intento, al contrario, se non lo era, è stata davvero un’occasione sprecata.

Il libro è stato osannato da molti, effettivamente più giovani di me, e forse il problema sta proprio nell'età, chi può dirlo.

Un libro generazionale di cui probabilmente non ho compreso a pieno l’intento e di cui ho poco apprezzato la scrittura.

2,5/5