• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Per la scrittura io ho fatto tutto, mi sono ridotto persino a vivere."

Ho letto solo due libri di Aldo Busi: il primo e l’ultimo.

E ora mi toccherà leggere tutto il resto.

Mi toccherà leggerli per molti motivi, sicuramente più dei dieci che mi vengono in mente adesso:

  1. Scrive magnificamente.

  2. È uno dei più grandi intellettuali e pensatori liberi di questo paese di mentecatti.

  3. Sono d’accordo praticamente su tutto quello che dice e pensa, e su come lo dice e pensa.

  4. Il suo scrivere come di getto, le sue frasi lunghissime quasi senza punteggiatura che ti fanno arrivare senza fiato, il suo “sbrodolare” parole ricercatissime, è a dir poco stimolante, per non dire geniale.

  5. Perché il primo parlava di sé, e anche l’ultimo, anche se in modo diverso. Voglio vedere se in mezzo ha parlato di altro.

  6. Perché dalla sua blasfemia senza controllo, dalla sua oscenità, c’è da imparare molto di più che da milioni di libri buonisti e politicamente corretti.

  7. Perché un uomo femminista è raro, e bisogna stare a sentire quello che ha da dire.

  8. Perché leggerlo ti fa sentire “piccolo” e mediocre ma ti fa venire voglia di crescere.

  9. Perché calciatori e veggenti di Medjugorje vendono milioni di copie e Busi sempre meno, quando invece lo si dovrebbe far leggere a scuola, magari al posto dell'ora di religione.

  10. Perché il suo amore per la lettura e la cultura erutta da ogni riga e abbiamo bisogno di esempi come lui. Di ragazzini di campagna, gay e atei, che lottano contro pregiudizi e mediocrità per emergere, per vivere la vita che vogliono senza compromessi. E di loro diventati adulti, anche se "bisbetici", "antipatici" ed "esagerati", per il semplice fatto che sono loro stessi, veri. E di persone vere e libere ce ne sono molto poche.

"Si vive anche senza voglia di vivere. Come tante altre cose che si fanno controvoglia o senza voglia, che si fanno per vizio o che è ineluttabile fare, per tirare tardi, per fare sera, per assaporare l'unica gioia di non vedere l'ora che arrivi la fine,

attaccando le bucce dopo aver esaurito la polpa."

In questo suo ultimo lavoro, lo scrittore mette in scena una inquietante e grottesca cena mondana, che diventa la lente d’ingrandimento attraverso cui osservare la società contemporanea. Ma il vero filtro attraverso cui leggere la narrazione è lo stesso Aldo Busi, i cui occhi e la cui penna offrono al lettore uno squarcio ripugnante della contemporaneità che lo circonda: una società di impunibili a prescindere, privilegiati senza morale e potenti corrotti. Una feroce condanna a morte ai ladri, ruffiani, bugiardi e ignoranti che comandano la nostra Italia.

4/5