• C.

non si giudica un libro dalla copertina

Aggiornato il: apr 18


"Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza.

Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela tanto presa per così poco,

e anch'io ho creduto fatale quanto si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci.

A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato."

Sono gli anni 70 e un giovane barista si presenta a un editore di Adelphi esclamando “ho scritto un libro” e presentandogli un faldone di più di 500 pagine. L’editore leggerà il manoscritto trovando, in quel testo ancora acerbo, alcune pagine davvero magistrali. Rivedendo il ragazzo gli consiglierà di continuare a scrivere, di mollare il lavoro al bar, fare esperienze all’estero e di riscrivere quel libro. Il ragazzo partirà rimanendo in contatto con l’editore per anni, mandandogli cartoline da Parigi, Londra, Berlino e riscrivendo il libro.

Dieci anni più tardi Adelphi lo pubblicherà con il titolo “Seminario sulla gioventù”. Il giovane cameriere era Aldo Busi e il suo primo libro, accompagnato da una storia così bella, è un capolavoro.

Non avevo mai letto Busi, forse snobbandolo come scrittore in quanto arrivatomi prima come personaggio televisivo ed opinionista e pur condividendo quasi sempre il suo punto di vista e il suo atteggiamento irriverente, anticlericale e femminista, non gli ho mai dato il beneficio del dubbio che tutti meritiamo. Quanto mi sbagliavo... e quanto lo meritava!

Devo dire grazie a S. che negli anni mi ha lodato il Busi scrittore e a Daria Bignardi (anche lei da me snobbata, ma a questo punto mi rifarò) che ne ha parlato come uno dei 5 libri che le hanno cambiato la vita.

Ho detto "capolavoro", e in questo caso vorrei spiegare il perché. Il libro è difficilissimo, mi sono persa più volte, tant'è che fatico a ricordare il susseguirsi di luoghi, personaggi e vicende ma la scrittura è sublime, lo stile unico e mentre sei lì che cerchi di barcamenarti in questo flusso nevrotico di parole, arriva quel pezzo, quello magistrale, quello che ha fatto capire a quell’editore tanti anni fa che il ragazzo era proprio bravo.

"Seminario sulla gioventù" è un libro autobiografico illuminante e spiazzante. Un inno alla libertà di sentimenti e di pensiero, al riscatto sociale e personale, alla vittoria della cultura sull'ignoranza. Una voce vera, schietta e acuta. Un libro colorito e carnale.

Busi dice di sè:

"Non scrivo né gialli, né romanzi rosa. Non sono uno scrittore porno e nemmeno per bambini. [...] Io faccio letteratura. Il genere letterario mi sfugge. Cerco, nel mio lavoro, di recuperare una lingua italiana. Uso un vocabolario vastissimo e le mie opere non sono divulgative. Possono essere fruite pochissimo. Sono difficilissime. Che senso ha estrapolare dieci pagine su 430 per capirne, con mente perversa, significati che non hanno e che il lettore è libero di interpretare?"

Non potevo iniziare l'anno in modo migliore, con questo libro che lascio sgualcito dalle orecchie, colmo di sottolineature e post-it, che non potrò prestare a nessuno ma che consiglierò a tutti.

Un libro per pochi e proprio per questo, per tutti.

"Accidenti, questa si che è una storia che va a finire-

...-Mi arrangerò, mi adatterò, mi umilierò, mi spezzerò ma non mi piegherò.

E domani o dopodomani o quando sarà e ogni volta che sarà, nel giro di pochi istanti avrò dimenticato di nuovo tutto.

Ci sono più spiegazioni che non portano a nulla, e sono defininive, di altre che portano a qualcosa ma rimangono aperte.

E così, che resta di tutto il dolore che ho creduto di soffrire?

Niente, soltanto delle reminiscenze contraffatte, delle fiabe apocrife."

4,5/5