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Quando c'è la storia e c'è l'Attore (non a caso scritto con la A maiuscola) allora il risultato non può che essere buono e in questo caso NOTEVOLE.

Sto parlando di "Patrick Melrose", miniserie inglese tratta dai 5 volumi (conosciuti come la saga dei Melrose) autobiografici scritti da Edward St Aubyn nei primi anni 90 e trasportati coraggiosamente sul piccolo schermo da David Nicholls. A interpretare il complesso personaggio di Patrick Melrose il superlativo Benedict Cumberbatch, istrionico, super espressivo, capace di dire tutto anche senza proferire parola, che dà prova di tutta la sua intensità e il suo talento. Un'interpretazione da lasciare davvero senza parole.

La saga letteraria è suddivisa in cinque decenni diversi che vengono ripercorsi in altrettante puntate in cui, grazie un montaggio perfetto di passato e presente, viene svelata la difficile infanzia di Patrick e i traumi che l'hanno portato alla sua condizione. Rampollo di una famiglia benestante inglese, cresce figlio unico di un padre violento e una madre alcolizzata, subisce abusi e abbandoni che lo portano a imboccare il tunnel dell'alcolismo e della tossicodipendenza. Dovrà affrontare la morte del padre, prima causa dei suoi traumi, e combattere o quantomeno cercare di addomesticare quei demoni che lo accompagnano da sempre. Fare pace con il passato e con se stesso.

La serie, a parte regalare un ritratto affascinante e coinvolgente di un personaggio intrigato e intrigante, ricrea le contraddizioni di una società in fase di evoluzione e le dinamiche tra genitori e figli e tra mogli e mariti, oltre a essere una critica feroce all'aristocrazia inglese, snob, anaffettiva e distaccata.

I dialoghi, impegnativi ed emotivamente intensi, spaziano tra commedia (puro humour inglese al 100%) e dramma in modo naturale e Cumberbatch riesce a rendere realistiche anche le situazioni più estreme e ipnotiche (menzione d'onore anche per Hugo Weaving e Jennifer Jason Leigh, nei ruoli dei genitori).

Da spettatore vivi a fior di pelle la distruzione di un uomo, ti arrabbi per ciò che ha affrontato, cerchi di metterti nei panni di quel bambino che subisce ciò che "nessuno dovrebbe mai fare a qualcun altro" (per citare Melrose), lo segui nei suoi tentativi di rinascita e nelle sue ricadute, tifi per lui, speri nella sopravvivenza emotiva di una vittima apparentemente condannata all’ autodistruzione.

5 puntate perfette, una miniserie-gioiello in cui non ci sono eroi ma solo mostri; in cui c’è tutta la fragilità dell’essere umano, la morbosità dell’essere genitori e il delirio sconclusionato della dipendenza.

(inutile ribadire l'obbligo di guardarlo in lingua originale... la voce di Cumberbatch sembra provenire dal centro della terra o da Dio, se esistesse)