• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Tu sei l'unica cosa, Unocchio. Sei l'unico."

Anche io, come molti, ho un cane. E lo amo. Non mi vergogno a dirlo. Consapevole del fatto che un cane è un cane e non un essere umano, che è un amore "facile", incondizionato, immutabile. Ma è pur sempre amore.

Una sorta di dipendenza reciproca: il cane dall'uomo e viceversa.

Siamo vittime del bisogno innato di accudire qualcuno, di sentirci indispensabili.

"fiore frutto foglia fango" di Sara Baume esprime in maniera altissima il legame tra uomo e animale e lo usa come pretesto per raccontarci una storia di emarginazione e sentimento.

È la storia di Ray, un uomo di quasi sessant'anni che vive isolato da tutti nella casa del padre, in una cittadina sulla costa irlandese. Un giorno, in un moto d'impulso, decide di adottare un cane impaurito, malandato e privo di un occhio.

Con "Unocchio" Ray riesce per la prima volta ad aprirsi, a scardinare la solitudine in un dialogo serrato dove ripercorre la sua esistenza, dall'infanzia alla scomparsa misteriosa della madre. Quando Unocchio, però, azzanna un altro cane del paese, i due sono costretti alla fuga e si mettono in viaggio alla ricerca della libertà e della speranza.

In un lungo dialogo senza risposta Ray racconta al suo cane la sua vita, la sua difficile infanzia, la solitudine e l'isolamento, fino a svelare un macabro segreto. Accompagnato dal suo amico scoprirà la libertà, riuscirà ad accertarsi e a provare finalmente amore per "qualcuno" fino a un epilogo triste ma inevitabile.

"...tu sei monumentale e immobile. Sei fedele e solenne. Significhi sicurezza e casa. Ma il tuo calore non basta, mi dispiace."

Entrambi daranno un senso alla vita dell'altro: un cane che nessuno vuole e un uomo invisibile al resto del mondo.

Una scrittura poetica, dalla forma originalissima ed emozionale che eleva il legame tra bestia e uomo, un legame antico, sottovalutato, istintivo e naturale.

Una storia di solitudine ed emarginazione, molto triste e molto vera, di cui ti senti spettatore indifeso.

La Baume riesce, attraverso la descrizione di odori, colori ed emozioni a descrivere il mondo visto dall'uomo e al contempo dall'animale.

A tratti non si capisce se a parlare sia Ray o Unocchio, il linguaggio è umano ma le sensazioni sono "animali".

Una lettura piacevole, profonda, toccante. Un'opera diversa e azzardata.

Un romanzo d'esordio notevole che ci fa ben sperare in lavori futuri.

3,5/5