• C.

non si giudica un libro dalla copertina


Vacanze finite, purtroppo, ma vacanze di tante e belle letture.

Una su tutte è quella di cui mi accingo a scrivere, l’ultimo lavoro, oserei dire capolavoro, di Colum McCann.

Il titolo è Apeirogon, termine che definisce la forma geometrica di un poligono con un numero infinito di lati di lunghezza qualsiasi. In greco significa illimitato, infinito.

La struttura del romanzo fa percepire da subito una sorta di geometria, di volume scomposto da ricomporre, attraverso la numerazione dei capitoli, all’inizio consequenziale e, dopo una parte centrale, a ritroso, per un totale di 1001 piccoli capitoli. Numero non casuale, McCann vuole evocare il libro Le Mille e una Notte: anche qui, come nelle Mille e una Notte si raccontano storie ed è in gioco la vita. Questa numerazione così strana evoca il concetto di simmetria: la storia di due padri, la tragedia di due bambine, la struttura del libro, le riflessioni sulla pace e sulla guerra: tutto si ripete.


Viene definito romanzo anche se si basa sulla storia vera di Bassam Aramin, arabo musulmano, e Rami Elhanan, ebreo israeliano, che hanno combattuto in campi avversi diventando poi grandi amici; l’arabo studia la storia della Shoà e l’ebreo sostiene la fine dell’occupazione. Entrambi hanno perso una figlia, uccisa dalla guerra tra le due popolazioni. Un libro impossibile da catalogare, lo scrittore stesso lo definisce :"un ibrido con un nucleo di invenzione, un'opera di narrazione che, come ogni narrazione cuce insieme congetture, memorie, fatti e inventiva."


Pensavo che McCann avesse raggiunto il suo massimo con il meraviglioso “Questo bacio vada al mondo intero” ma mi sbagliavo. Sono due opere molto diverse ma entrambe inarrivabili e con Apeirogon lascia qualcosa di davvero importante, non solo in termini di letteratura ma umani, sociali, filosofici, un grande regalo per chi c’è e per chi deve ancora venire, che può aiutare ad aprire gli occhi sul conflitto più sanguinoso, paradossale e inutile che il pianeta vive ormai da tempo immemore.


Senza un briciolo di giudizio personale McCann affronta in maniera coraggiosa un tema molto più che spinoso e controverso con il racconto delle esperienze dei due uomini, a cui aggiunge aneddoti o riflessioni su temi apparentemente disparati ma in verità molto connessi, ognuno dei quali ti porterà a prenderti un attimo e riflettere.


Nel punto centrale dell'opera Bassam dichiara "Quando hanno ucciso la mia bambina, hanno ucciso in me la paura. L’eroe fa un amico del suo nemico. Questo è il mio compito.

Io posso fare tutto oggi. Certe volte mi sento come se provassimo a vuotare l’oceano con un cucchiaino. Ma un giorno il mio nipotino vivrà in pace. Deve succedere. È solo questione di tempo. Guarda il Sud-Africa, l’Irlanda del Nord, la Germania, la Francia, il Giappone e anche l’Egitto. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato possibile? I tedeschi hanno ucciso sei milioni di ebrei, ed oggi, guarda, abbiamo un console israeliano a Berlino ed abbiamo un ambasciatore tedesco a Tel Aviv. Vedi, nulla è impossibile. Non ho più tempo per odiare. dobbiamo imparare. Investiamo nella pace, non nel sangue”.


Ormai si da per scontato che per il conflitto Isrlaele/Palestina non ci sia soluzione ma da questo testo una soluzione emerge, chiara e pure semplice, trovata da due padri orfani delle loro figlie, due uomini che si dovrebbero odiare ma che hanno scelto di stare dalla parte della pace, insieme.


"Ogni luogo è raggiungibile. Ogni cosa è possibile, anche l’apparentemente impossibile."


Vorrei chiudere citando lo scomparso Gino Strada a cui, quando veniva chiesto "Come si fa a porre fine alle guerre? ", lui rispondeva :"Basta non farle".


5/5




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