• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Ho compreso per mio conto, fino al midollo delle ossa, che negli ultimi istanti di un moribondo si può racchiudere l’infinito."

Simone de Beauvoir è stata tante cose: scrittrice, saggista, filosofa, voce fondamentale del femminismo moderno. Non è mai stata madre ma è stata, come tutti noi, una figlia e come figlia ha scritto un libricino piccolo ma dal valore incredibile, dal titolo “Una morte dolcissima”.

Questo frammento autobiografico, questa sorta di diario, è la cronaca, giorno per giorno, della morte della madre.

Dopo aver ricevuto una telefonata in cui viene informata che la madre è caduta rompendosi il femore, Simone si reca in ospedale dove, insieme alla sorella, la veglierà scoprendo che è affetta in realtà da un grave tumore allo stadio finale che nel giro di 30 giorni la porterà alla morte.

Una morte dolcissima.

Ricordando la donna, moglie e madre che è stato quel corpo che ora le si presenta trasfigurato, quasi già cadavere, la scrittrice compie un gesto di profondo coraggio e onestà. Senza inutili santificazioni, ci mostra una donna con cui non è stato facile convivere, dalle molte debolezze e difetti, la analizza in maniera obiettiva e così fa con sé stessa: bambina, ragazza e donna.

Insieme alla sorella lascia da parte screzi passati ricolmando la donna di attenzioni e affetto e tenendola lontana dalla verità, lasciandole la speranza di una guarigione che non avverrà mai.

Questi giorni saranno per la scrittrice momento di analisi e di riflessione su sé stessa, sulla vita e soprattutto, sulla morte. Non scende mai nel pietoso o retorico mostrandoci due donne profondamente diverse, ad anni luce di distanza l'una dall'altra anche quando sono nella stessa stanza, ma indiscutibilmente legate. C'è tanto rispetto, c'è tanto amore.


"Era ancora lei ed era per sempre la sua assenza."

Un libro dalla bellezza indiscutibile, commovente e prezioso, come solo i ricordi di una persona possono essere.

“Sia che l’immaginiamo celeste, sia terrestre, l’immortalità non consola dalla morte, quando teniamo alla vita.”


5/5