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  • C.

non si giudica un libro dalla copertina

Aggiornamento: 6 giu 2023


"Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte."


Anche quest’anno andrò al Salone del Libro di Torino.

Che c’entra…direte voi. C'entra perché pochi giorni fa mi sono trovata a navigare sul sito del Salone per organizzare la mia visita e sono incappata in un paio di interventi, uno di Chiara Valerio e l’altro di Paolo di Paolo, entrambi su “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi.

Ecco, ora fatemi la cortesia di aspettare ad andare a guardarli se no la faccio finita qui perché quei due lì non li batte nessuno quando si deve parlar di libri.

Figuriamoci se mi ci posso mettere io.

Era solo per dire che dopo averne sentito parlare da loro non ho potuto resistere (ed erano anni che quel libro lì non mi solleticava manco la minima curiosità, forse la BUONA critica serve ancora a qualcosa, allora) nell’iniziare subito la lettura di questo meraviglioso libro.


Siamo a Lisbona, è il 1938, Pereira è un uomo mite, vedovo, obeso e cardiopatico. Dopo anni di lavoro come cronista ora è direttore dell'inserto culturale della rivista Lisboa. Passa il tempo pensando alla morte e nel ricordo della moglie al cui ritratto parla ogni giorno. Un giorno incappa in un articolo che parla, appunto, di morte, scritto da un giovane giornalista di nome Francesco Monteiro Rossi; viene spinto dal desiderio di conoscerlo e il loro incontro darà il via a una lenta ma profonda e radicale trasformazione del tranquillo Pereira in un uomo consapevole della situazione politica del suo paese e capace di un gesto di estrema ribellione.


"Sostiene Pereira" è uno di quei romanzi sbalorditivi, un lento racconto delle giornate afose e dolenti di un pigro giornalista è uno testi più importanti che si possano trovare sull’importanza della libertà di opinione e di pensiero, sulla crudeltà di un sistema dittatoriale e di censura.

Un libro indispensabile sull’importanza della presa di coscienza personale per la difesa dei propri valori ideali. Il romanzo mette in luce la vita sotto la dittatura: chi vuole salvarsi può schierarsi dalla parte del regime oppure essere indifferente e diffidente, perché chiunque può essere una spia.


Con una scrittura facile e coinvolgente, un ritmo lento ma intrigante, un uso geniale della ripetizione e soprattutto un protagonista a cui si vuol subito bene (per quanto disarmante) Tabucchi ha definito il racconto di formazione “alla rovescia”: abbiamo un uomo attempato e rassegnato che, grazie al confronto con un giovane, ingenuo ma “vivo”, avrà un risveglio emotivo e una reale presa di coscienza fino a ritrovare il suo posto nel mondo.


“Si chiese: in che mondo vivo? E gli venne la bizzarra idea che lui, forse, non viveva, ma era come fosse già morto.”


Grazie quindi a chi i libri sa raccontarli (molto meglio di me) e alla letteratura , che può cambiare vite, aprire mondi e mettere in guardia sui rischi di quello in cui viviamo.


4,5/5


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