• C.

non si giudica un libro dalla copertina


"Noi siamo mennoniti. Per quel che ne so, è la sottosetta più sfigata a cui si possa appartenere a 16 anni"

Nomi ha 16 anni e vive in una comunità mennonita, sogna New York ( la beffa è che il suo villaggio si chiama East Village, proprio come il quartiere di NY a cui ovviamente non assomiglia per niente ma nel quale vorrebbe vivere insieme a Lou Reed) e vive sola con il padre Ray.

"Il nostro culto ha qualche presunto nesso con certe normali convenzioni terrene come vestirsi la mattina e andare al lavoro o a scuola, ma tutto finisce qui. Da noi non c'è molto interesse per il presente"

ll resto della famiglia li ha abbandonati. Prima la sorella maggiore Tash, che proprio non ce la fa a stare alle regole dettate dalla rigidissima religione. Si ribella a tal punto da andarsene, con il benestare della madre, Trudie, che la seguirà di lì a poco a seguito di una scomunica che le verrà inflitta per aver reiteratamente disobbedito alle regole comunitarie.

Padre e figlia si ritrovano quindi a condividere una solitudine insopportabile cercando di trovare una buona ragione per continuare a vivere, un perché della scomparsa della "metà più bella della famiglia" e un senso alla loro vita.

Ha un amica, Lids, ma è in ospedale, ha una grave malattia e sta morendo.

"Nella vita di Lids non c'era azione, solo sentimenti e pensieri. Viveva dentro la sua testa, per questo emanava luce da dentro."

Ha anche un fidanzato, Travor, con il quale condivide il suo tempo ascoltando musica, scopando e facendo uso di droghe (unico vero momento di evasione). Anche lui la lascerà, aggiungendo alla lista un altro abbandono.

Nomi deve scegliere tra dentro e fuori, sogna di andarsene ma le hanno insegnato che chi se ne va brucerà all'inferno. Vive questo eterno contrasto tra l'amore per il padre, che non vuole lasciare solo e l'assurdità di una condizione di non vita.

Solo un complicato atto d'amore deciderà la sua sorte.

"Mi hai insegnato che certe persone se ne vanno e altre no e quelle che se ne vanno sono sempre più fiche di quelle che rimangono e io sono una di quelle che rimangono perché tu sei una di quelle che se ne sono andate e c'è un vecchio seduto in una casa vuota in giacca e cravatta che non ha più nessuno tranne me, grazie tante eh, grazie davvero."

Primo romanzo di Miriam Toews (e autobiografico come molti dei suoi lavori), rieditato da poco da MarcosyMarcos è incanto, struggimento, rabbia e sorriso.

Come sempre ironica e spiazzante la Toews è come pochi capace di farti ridere delle tragedie, di parlare di morte, abbandono e solitudine con ironia tagliente e un'incredibile tenerezza. Qui ci riesce dando voce proprio a Nomi, in prima persona, con il suo linguaggio scanzonato e confuso, a tratti incomprensibile, come i suoi pensieri; come solo un'adolescente può avere.

Questa autrice è assolutamente da scoprire, se non l'avete ancora fatto. Leggete qua e ditemi come è possibile non amarla:

"Ho finito per dire una serie di stronzate tipo voglio solo essere me stessa, voglio solo fare delle cose senza chiedermi prima se sono peccato o no. VOGLIO ESSERE LIBERA. Voglio sapere com'è essere perdonati da un altro essere umano senza dovermi chiedere ansiosamente per tutta la vita se vado bene o no e dover crepare per scoprirlo. Volevo sperimentare la bontà e l'umanità al di fuori di qualunque struttura religiosa."

4,5/5