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merda, merda, merda!


Con questo post diamo il via a una nuova rubrica del nostro blog dedicata al teatro.

"merda, merda, merda!" è l'augurio che attori e regista si scambiano prima dell'apertura del sipario e mai più questo titolo sembrerà così azzeccato o ironicamente scelto perché oggi parlerò di "LA MERDA", monologo teatrale scritto da Cristian Ceresoli e interpretato da Silvia Gallerano.

Non so se capita anche a voi di "inciampare" ripetutamente in qualcosa, un nome, una notizia, un immagine. Beh, sono anni che, senza volere, mi capita di leggere e intravedere il nome di questa piéce, tanto da ossessionarmi l'idea di doverla vedere.

Dopo 6 anni dalla prima e dopo i moltissimi premi e riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo*, LA MERDA è tornata in Italia per qualche data e stavolta non ho perso l'occasione.

Eravamo nel piccolo Teatro di Rifredi, quartiere periferico di Firenze, sembravamo in pochi ma lo spettacolo aveva fatto, come tutte le date da 6 anni, sold-out. C'era uno strano brusio fuori dall'ingresso, tutti molto curiosi e forse leggermente spaventati all'idea di quello a cui avremmo assistito.

Il pubblico era vario, dalla coppia ultra sessantenne al giovane col cappello, blazer eleganti e t-shirt strappate, code di cavallo e creste.

Del resto il pubblico teatrale è quello che in assoluto mi piace di più, ha un che di eroico, snob e superiore. Perché per fare e seguire il teatro, arte ormai al limite della sopravvivenza in Italia (lo dimostra questo spettacolo, osannato prima all'estero che in patria, dove riscontra ancora una certa censura) bisogna essere un po' eroi.

Aperte le porte, entriamo in sala dove, ad attenderci, c'è già lei nella sua totale nudità, seduta su un enorme sgabello, che ci mostra le spalle. Spente le luci e nel silenzio più tombale, il monologo ha inizio ed è subito pelle d'oca.

Un flusso di coscienza di 60 minuti nei quali una ragazza, raccontando la sua difficoltà nello sfondare nel mondo dello spettacolo a causa delle sue cosce, sotterra ricordi d'infanzia, soprusi, abusi e disegna un ritratto perfetto del nostro paese, della condizione delle donne e della società tutta.

Ceresoli la spiega come una tragedia suddivisa in tre tempi: Le Cosce, Il Cazzo, La Fama e un controtempo: L’Italia.

E in fondo è proprio all'Italia e alla sua società maschilista e ipocrita che parla in maniera così sfrontata e diretta questa "femmina", vittima della sua ingenuità ma piena di coraggio e determinazione e cresciuta con l'idea di potersi abituare a tutto, essendo donna.

Il nudo, forse primo motivo di curiosità per molti, dopo pochi minuti è come se non ci fosse più, se non metaforicamente.

La Gallerano, con la sua bravura irraggiungibile si veste di testo e la sua voce, che riesce a trasformare in modo incredibile, emoziona, disturba, scuote e colpisce.

Ed è proprio colpiti al cuore e allo stomaco che siamo usciti dalla sala dopo un lunghissimo applauso rivolto a un'attrice (avvolta sarcasticamente nella bandiera Italiana) e a un autore che hanno forse dato vita al monologo del nostro secolo.

"Extraordinary, terrifyng and hard to taste, hard to ignore". ( The Guardian)

*(Edinburgh Fringe First Award for writing excellence 2012 – The Stage Award for acting excellence Best Performance 2012 – Arches Brick Award for emerging art 2012 – Total Theatre Award for innovation Nomination 2012 – Premio della Critica Miglior Spettacolo 2012 – Fringe sell-out show 2012 – Fringe sell-out show 2013)