non si giudica un libro dalla copertina

December 3, 2019

"La maggior parte di quello che scrivo mi sembra una pessima idea, il che rende complicato capire quali sono le idee che mi suonano male perché hanno del merito e quelle che mi suonano male perché non ne hanno. Spesso mi sorprendo a virare verso le pessime idee, come l’ultima ragazza sopravvissuta in un film horror, nonostante io somigli di più a una tizia seduta a una scrivania appiccicosa di latte in una Tuff Shed."

 

Ascoltando il podcast di Chiara Valerio su RaiRadio3 "L'isola deserta" (grazie a S. che me lo ha fatto conoscere), alla domanda "quale libro porteresti su un isola deserta?", lo scrittore Eli Gottlieb risponde "Gli argonauti" di Maggie Nelson ed essendo una risposta decisamente poco scontata (tendenzialmente tutti scelgono grandi classici o l'intera raccolta di opere di Shakespeare) mi incuriosisco e decido di scoprire chi è la Nelson e di cosa si tratta. Dopo averlo letto posso dire che No, non sarebbe il libro che io porterei su un isola deserto ma comprendo la scelta. L'opera, che possiamo definire un memoir atipico, si presenta come un susseguirsi di ricordi e pensieri della Nelson che parla della sua vita di scrittrice e poetessa, del suo matrimonio con l'artista transgender Harry Dodge e della tanto desiderata maternità. Proprio il concepimento, momento di trasformazione per eccellenza, diventa l’occasione per parlare della sua esperienza e per esplorare con coraggio e determinazione ogni sfumatura della sua complessa sessualità, senza mai ostentare un nome preciso per i suoi sentimenti, senza nascondere le fantasie più proibite, rifiutando ogni inutile etichetta di genere, ogni facile classificazione, e rivelandosi al pubblico in tutta la sua verità di donna, di figlia, di madre e di moglie. 

 

"A livello superficiale, era possibile che il tuo corpo desse l’impressione di diventare sempre più «maschile», mentre il mio sempre più «femminile». Dentro, però, non è così che ci sentivamo. Dentro eravamo due animali umani che stavano affrontando una trasformazione fianco a fianco, utilizzandosi a vicenda come testimoni incidentali. In altre parole, stavamo invecchiando."

 

Gli argomenti trattati sono attuali e interessantissimi, il suo punto di vista è incredibilmente a fuoco e la sua vita può essere da esempio per molti ma la scrittura, estremamente ricercata, risulta poco efficace e le tantissime e continue citazioni di filosofi, scrittori, poeti o artisti, rendono questo testo, a tratti molto toccante, nel complesso estremamente freddo e abbastanza impegnativo. Mentre lo leggevo mi ha riportato alla mente "I love Dick", entrambi libri importanti ma che purtroppo e per gli stessi motivi hanno faticato a entrarmi sotto pelle. 

Le ultime pagine, dove la Nelson riporta i pensieri che Harry rivolge ala madre morente e la descrizione, attimo per attimo, della nascita del figlio valgono comunque e assolutamente la lettura del libro, la lacrima è assicurata.

Un libro che per i temi toccati è giustamente diventato un testo fondamentale per tutti quelli che ancora faticano ad accettarsi e a farsi accettare, per le vittime di questo mondo suddiviso tra "normali" e "strani" e per chi ha bisogno di imparare a vivere un amore libero senza inciampare nelle regole dei pronomi Lei o Lui.

 

"Toccato il fondo, anche se non si può mai davvero sapere che si tratti del fondo, si arriva alla comprensione."

 

 

3/5

 

 

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