non si giudica un libro dalla copertina

August 28, 2019

 

 

"Almarina" è un romanzo breve, di sole 120 pagine, in cui si entra in punta di piedi e che va letto con molta concentrazione.

In alcuni momenti ti lascia a bocca aperta e in altri ti arriva come un diretto, dritto in faccia, senza preavviso.

Primo romanzo che leggo di Valeria Parrella e mi accodo comoda comoda nelle fila dei suoi tanti sostenitori, tra i quali illustri critici che mi avevano instillato la curiosità di leggerla. E ora posso dire, a ragione.

Scrittrice, drammaturga e attivista, quarantacinquenne di Torre del Greco, ha vinto con questo suo ultimo lavoro, il Premio Flaiano 2019 per la narrativa.

E quindi si può e si deve proprio dire: un vero talento!

 

Elisabetta Maiorano ha cinquanta anni e lavora come insegnante di matematica nel carcere minorile di Nisida, una piccola isola nell'arcipelago campano, in provincia di Napoli. E' vedova e senza figli, nonostante i vari tentativi, tra cui quello dell'adozione.

Si dedica completamente al lavoro, con cui cerca di riempire il grande vuoto lasciato dalla prematura scomparsa del marito.

Un giorno si ritrova una nuova alunna in classe; si tratta della sedicenne rumena Almarina, una ragazza che ha subito abusi e violenze dal padre e che si ritrova in carcere per un piccolo furto. 

Tra le due nasce un rapporto di confidenza e di affettività che segnerà una rinascita e un nuovo inizio per entrambe.

 

Questo è il significato più forte del libro, la rinascita e il superamento di momenti terribili di dolore e di perdita.

Due solitudini che si incontrano e ritrovano una speranza di sopravvivenza. 

Una bellissima storia d'amore tra una donna che non è riuscita ad essere madre e una ragazzina a cui non è stato permesso essere una figlia.

 

«Tutto ciò che scegliamo si rivelerà sbagliato se saremo tristi, e giusto se saremo felici»

 

Il romanzo è ricco di spunti, colto ed efficace e proprio per questo avrebbe bisogno di essere riletto, per non perdersi nulla della bellezza delle sue parole.

L'unico neo infatti che ho riscontrato è stato quello di aver faticato, all'inizio, a causa di una scrittura un po' spezzata, per cui una seconda lettura, nel mio caso, sarebbe stata necessaria.

Inoltre avrei preferito l'approfondimento di alcuni argomenti che ovviamente la brevità del romanzo non ha permesso.

Ad un certo punto comunque, e non saperei dire di preciso quando, è scattato il  "click" e sono sprofondata all'interno di quelle pagine intime e profonde che mi hanno poi totalmente coinvolta.

 

Per me ha funzionato così: sono entrata piano piano in queste pagine e con molte perplessità, e ora, a distanza di qualche giorno dalla fine della lettura, non ne sono ancora uscita.

 

"E' una sensazione vagamente dolce, quando aderisci all'immagine che ti danno gli altri: come un dolore che sta passando sotto l'effetto del farmaco. Ti arrendi a essere un poco meno di quello che sei. Che già la vita ce ne dà troppe occasioni, di sentirci diversi dagli altri e soli come cani"

 

4/5

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