non si giudica un libro dalla copertina

June 19, 2019

Ho appena letto, uno dietro l'altro, due libri di Sarah Manguso, scrittrice e poetessa americana di cui da tempo sentivo parlare.

Il primo, "Il salto", quello che ho preferito dei due, è il racconto che la Manguso fa della morte del suo più caro amico, Harris Wulfson, il 23 luglio 2008, a New York.

Harris soffriva di crisi psicotiche e durante una di queste gli viene somministrata, in ospedale, una medicina che come effetto collaterale ha quello di non riuscire a farlo stare fermo. Chiede quindi di uscire e dopo dieci ore si butta sui binari della metropolitana, uccidendosi.

 

"Gli piaceva il pesce bianco mantecato. Gli piaceva bere il Manhattan. Era saltato davanti al treno, fine della storia."

 

Sarah vuole capire cosa sia successo durante quelle dieci ore, e ci fa entrare nei suoi pensieri, che vanno in tutte le direzioni:

dal senso di colpa alla tristezza incolmabile, dalla speranza di poter superare il lutto all'incredulità di quanto successo.

Una lunga e profonda riflessione, un flusso di pensieri che fanno riflettere e commuovere, sulla vita, sulla morte e sull'amicizia.

Una scrittura sincera e originale, anche considerando il faticoso e delicato argomento.
 

 "Non penso di poter vivere senza Harris, gli dico. Ti sorprenderà scoprire di quante cose puoi fare a meno, mi dice."

 

"A cosa serve il dolore? Spiegazione meccanica: il dolore sposta la mia attenzione su una ferita o un trauma e si placa quando la ferita viene medicata o il trauma risolto. Il dolore della perdita si attenua se sostituisco quello che ho perso o mi adatto ad accettare la perdita per sempre. Spiegazione evolutiva: il dolore è un sottoprodotto dell’attaccamento negli animali sociali. Il dolore della perdita mi insegna a prevenire la potenziale perdita di un familiare. Spiegazione religiosa: dio, creatore di tutto, sa. La vita è soltanto una sfida, ben presto tornerò in paradiso. Spiegazione reale: l’amore rimane. Non c’è altro conforto"

 

Di tutt'altro genere, ma non meno singolare, l'interessante "Sottovoce".

Non si tratta di un romanzo, né di un saggio e nemmeno di una raccolta di racconti. Sono piccole istantanee di una vita, quella dell'autrice, appunti di viaggio, che ha cominciato a scrivere sin dalla più tenera età.

Piccole pillole da leggere anche in ordine casuale e un tanto al giorno, anche se in realtà una pagina tira l'altra e una volta iniziato difficilmente non si finirà in pochissimo tempo. Pensieri che vanno dalle 5 alle 50 righe, che lasciano spazio a riflessioni, a un sorriso o anche a un "boh", ma che di sicuro non lasciano indifferenti.

 

"A volte vedo passare un cervo dalla finestra davanti alla scrivania.È sempre una sorpresa meravigliosa vedere un cervo mentre lavoro.[…]Nei momenti di distrazione in cui lavoro e armeggio con i due dispositivi, penso per un attimo che mi piacerebbe premere un bottone per far comparire il cervo."

 

Alla fine delle due letture, che sono comunque molto brevi, lascio quindi un giudizio MOLTO positivo, a tratti entusiasta, per la scoperta di una scrittrice originale, davvero interessante.

 

5/5

 

 

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