non si giudica un libro dalla copertina

June 17, 2019

 

"Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via”

 

Jonathan Bazzi ha scoperto, nel 2016, di essere sieropositivo.

A causa di una persistente e debilitante febbre che non lo molla mai comincia a indagare, a fare controlli ed esami, fino alla sciagurata diagnosi.

Questo è il motore di questa opera prima, "Febbre", edita da Fandango, che possiamo definire un romanzo autobiografico, a tutti gli effetti un memoir.

Diciamo subito che è stata una lettura condivisa e condiviso è anche il giudizio: un CINQUE STELLE pieno per questo libro incantevole, ben scritto, emozionante e vero.

E' andata più o meno come va sempre: 

C: "Senti, S., ho letto l'estratto di Febbre, di Bazzi, è fantastico. Ho comprato subito il libro e niente... l'ho già quasi finito." 

(e giù con elogi e spoiler a non finire, instillando in S. una curiosità insostenibile)

S: "come? cosa? chi?"

E dopo mezza giornata abbandoniamo tutte le letture del momento e in due giorni ce lo "beviamo".

Ed eccoci qua a spiegarvi il perché della nostra febbre per "Febbre".

 

Jonathan sembra abbia voluto raccontare questa storia per sé, per esorcizzare la scoperta di essere sieropositivo ma anche e soprattutto per rompere un ennesimo tabù relativo alla visione distorta della malattia e per aiutare i più giovani ad avere coraggio, ad usare il preservativo e a non aver paura dei test diagnostici.

Ci parla in prima persona con una scrittura snella, vertiginosa, affettata ed efficace, intima e appassionante, correndo su due binari temporali paralleli.

Il primo ripercorre la sua infanzia non facile, figlio di genitori giovanissimi che si separano dopo pochissimo tempo, cresciuto praticamente dai nonni. La vita in un quartiere difficile come Rozzano, soprannominato il Bronx del Nord, nella periferia sud di Milano. Lui è un bocconcino troppo prelibato per i giovani delinquentelli del quartiere, balbuziente, omosessuale e amante della letteratura: la vittima perfetta.

 

"Tra gli scatoloni in cemento delle case popolari io sono cresciuto in un intercapedine, respirando una bolla d'aria diversa.

Ho conosciuto lo sradicamento silenzioso, il vuoto della non appartenenza."

 

Nell'altro ci tiene con il fiato sospeso svelandoci lentamente e accuratamente tutti i passaggi che lo hanno portato a scoprire la sua malattia, che diventa occasione per una profonda autoanalisi ed esplorazione di sé. Ci espone le sue fobie e debolezze, ci fa vivere le sue emozioni. 

"Anche io ho guardato giù dalla finestra tante volte

e forse mi ha trattenuto sul davanzale solo la poca altezza del mio coraggio."

 

Con grande maturità e feroce schiettezza analizza gli adulti che lo hanno cresciuto, la realtà della periferia, la sua stessa generazione. Un flusso di coscienza e ricordi senza freni, quasi fosse una lunga seduta dal terapista.

Un potente esordio letterario, onesto e disarmante. 

Un giovane scrittore che ci lascia un libro importante e una testimonianza preziosa.

Una mente brillante, tanto brillante da illuminare la grigia periferia da dove viene. 

Bravo.

 

"L'HIV è una mia caratteristica reale, incontrovertibile. Una delle tante.Un metro e settantanove, occhi marroni, capelli castani, molti peli sul corpo, piede numero 43, balbuzie, ernia inguinale, canino inferiore sinistro spinto in avanti dal dente del giudizio, setto nasale un po' sporgente da un lato, miope, lievemente intollerante all'alcol, sieropositivo. [...]

Il virus non dice niente di me, non dice niente di chi ce l'ha.[...]

Ho deciso di essere un sieropositivo che si lascia individuare, che racconta più che lasciarvi immaginare.

La precisione è l'arma di cui mi sono munito. La compagnia degli altri, la soluzione che ho scelto."

 

5/5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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