non si giudica un libro dalla copertina

May 15, 2019

 

“Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è ancora peggio”

 

Mi sono ripromessa di leggere tutti i libri vincitori del Premio Pulitzer, e dopo molta narrativa ho scelto "Le ceneri di Angela", vincitore del Pulitzer nel 1997 nella sezione autobiografia perché adoro i libri autobiografici. Le storie “vere”. E questa è tanto vera quanto dura.

È la storia dell’infanzia dello scrittore, nato in America ma poi emigrato piccolo in Irlanda, nel paese natale dei genitori, dove è cresciuto tra mille difficoltà. Dalla povertà più assoluta, alle malattie, ai decessi di fratelli ancora in fasce, all’alcolismo del padre e la tristezza costante della madre. A Limerick, paesino dell’Irlanda cattolica, la vita è a dir poco dura, la gente è arida e bigotta e la religione detta le regole. I bambini vengono cresciuti con l’idea di un Inghilterra approfittatrice e un Irlanda gloriosa e senza colpe, con il pregiudizio verso i protestanti e con una pinta di scura in mano dall'età di 16 anni. Molti padri, tra i quali quello di Frank, si bevono le paghe lasciando mogli e figli a morire di fame, incapaci di tenersi il lavoro, che già scarseggia, per poco più di qualche settimana. Frank è un ragazzino sveglio, non ha voglia di andare a scuola ma ha una mente acuta e una fervida fantasia.

Incontrerà nella sua vita alcune persone fondamentali che capiranno le sue capacità, gli sapranno consigliare il meglio, gli apriranno la mente verso la lettura che diventerà il suo grande amore e gli saranno da esempio come suo padre non riesce a essere.

Scritto in prima persona con la voce di un bambino vivace e ingenuo, ironico e sognante, con la schiettezza e l’onestà di chi è senza filtri e quindi riesce ad arrivare direttamente al cuore.

Alcuni aneddoti, seppur tragici, riescono a risultare esilaranti proprio perché raccontati da un bambino senza filtri.

Un bambino che lecca le pagine del quotidiano, vomita il corpo di cristo domandandosi poi se deve lavarlo via con l'acqua santa, scorreggia metaforicamente su tutto ciò che non gli piace e capisce presto che i buoni non solo quelli che si professano tali. Vedrà sbattersi la porta in faccia dalla chiesa molte volte e capirà dove sta il bene e dove il male.

Una storia di sopravvivenza e di realizzazione. Quella di un bambino cresciuto in condizioni estreme ma che è riuscito, grazie alla determinazione e forse alla disperazione, a scappare da quel paese che niente gli poteva dare, a diventare un professore e successivamente un grande scrittore. A vincere il premio più ambito di tutti…e chi lo avrebbe detto. Lui, che invece di andare a scuola andava  a consegnare carbone e non aveva neanche un foglio su cui scrivere ma che, sentendo Sheakspere recitato da una ragazzina in ospedale, dalla stanza di fianco alla sua, ha amato e capito  immediatamente ciò che gli avrebbe cambiato la vita. La parola scritta.

Questo ragazzino coraggioso, sfrontato e distaccato osservatore crea, con le sue parole, un racconto comico e vitale, tragico e contagioso, dove tutte le atrocità diventano episodi e apparizioni di un viaggio difficile verso la terra promessa.

L'America.

 

3,5/5

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