non si giudica un libro dalla copertina

April 8, 2019

 

Un' amica mi ha consigliato e prestato questo libro di Julian Barnes che, a dire la verità, fin dalla sua uscita, più di un anno fa, aveva suscitato grande interesse in me. Sarà che tutte le copertine di Einaudi fanno venire voglia di leggerne il libro (e diciamolo, quanto sono bravi) ma in questo caso, la copertina di "L'unica storia" con scritta rossa su sfondo bianco mi aveva incuriosita più del solito.

Dopo pochi mesi poi il passaparola aveva già diffuso una verità incontrovertibile: libro stupendo.

Finalmente ho colmato questa lacuna, scoprendo un grande autore. Si tratta infatti proprio del primo romanzo che leggo dello scrittore inglese (lo so, arrivo spesso tardi a scoprire le cose belle) e come si dice in questi casi, non sarà l'ultimo.

Sì, perché la stessa amica mi ha fatto intendere, neanche troppo velatamente, di essere una vera cretina, a non aver mai letto nulla di questo autore. Prendo e porta a casa, perché quello che è giusto è giusto.

Avrete quindi capito che il romanzo mi è piaciuto molto e soprattutto mi è piaciuta la sua scrittura, la sua padronanza di linguaggio.

Uno di quegli autori che devi leggere con una matita in mano per sottolineare ogni tre per due, se si tratta di libro cartaceo,  o evidenziando metà libro se si tratta di e-book.

Una grande capacità narrativa e stilistica. Riesce a passare dalla prima alla terza persona senza passare dal via, con grandissima facilità,  neanche me ne sono accorta subito, tanto ero immersa nella parole.

Si tratta di una storia d'amore. Quell'unica storia d'amore che ognuno di noi ha da raccontare. Come unica è la grafia di ogni individuo, come già indicato in copertina dove il titolo in stampatello viene sostituito con il corsivo.

 

"Abbiamo quasi tutti un’ unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario,

gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie.

Ma ce n’ è una sola che conta, una sola da raccontare alla fine. E questa è la mia."

 

La sua in effetti è molto interessante e anti-convenzionale: il diciannovenne Paul si innamora della quarantottenne Susan, dopo averla incontrata in un circolo di Tennis. Galeotto fu il doppio  misto.

La loro storia, tra alti e bassi, durerà più di dieci anni. Anni che Paul ormai settantenne ripercorre nella prima parte del libro, in prima persona, quelli dell'innamoramento, della passione e del disincanto.

Nella seconda parte passa dalla prima alla seconda persona e ci narra con un certo distacco gli anni della convivenza, finiti poi con il grave problema di alcolismo di Susan e la malcelata insofferenza di Paul nel dover affrontare l'enorme problema.

La "restituirà" alle figlie, con un comportamento che lui stesso definirà vigliacco.

La terza e ultima parte contiene i fatti così come sono accaduti, in terza persona ad evidenziare il distacco dal personaggio principale per uno sguardo più ampio sul tempo e sulla vita.

Certo, qualche difettuccio ce l'ha. Questa ultima parte , per esempio, è anche la parte che mi è piaciuta meno, quella in cui l'autore sembra più che altro argomentare con frasi ad effetto, con riflessioni che sembrano solo esercizio di stile e che forse non sono così funzionali al romanzo.

 

"Non finisce mai niente, se è arrivato così in profondità. Te ne andrai ferito, per sempre.

Per un po' la tua scelta sarà andartene ferito, o morire. Non sei d'accordo?"

 

Non si tratta di una passione travolgente o della storia d'amore incandescente già letta e vista, è più un racconto che certamente non è scontato ma non ha picchi di emozionalità. Certamente unico e singolare ma che forse manca del trasporto che ci si aspetterebbe da una grande storia d'amore.

Ecco, questo è un altro difetto che gli attribuisco: quello di rimanere sempre apparentemente un po' distaccato e freddo.

Ma forse è anche l'intento dello scrittore, quello di rappresentare storie di vite qualunque, scombussolate da un amore sconveniente. Quello di far riflettere sul senso di un amore, sulla necessità di sopravvivere e sullo scorrere inesorabile del tempo.

 

"Che cosa preferiresti? Amare di più e soffrire di più o amare di meno e soffrire di meno?"

 

4/5

 

 

 

 

 

 

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