non si giudica un libro dalla copertina

January 8, 2019

"Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza.

Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela tanto presa per così poco,

e anch'io ho creduto fatale quanto si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci.

A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato."

 

Sono gli anni 70 e un giovane barista si presenta a un editore di Adelphi esclamando “ho scritto un libro” e presentandogli un faldone di più di 500 pagine. L’editore leggerà il manoscritto trovando, in quel testo ancora acerbo, alcune pagine davvero magistrali. Rivedendo il ragazzo gli consiglierà di continuare a scrivere, di mollare il lavoro al bar, fare esperienze all’estero e di riscrivere quel libro. Il ragazzo partirà rimanendo in contatto con l’editore per anni, mandandogli cartoline da Parigi, Londra, Berlino e riscrivendo il libro.

Dieci anni più tardi Adelphi lo pubblicherà con il titolo “Seminario sulla gioventù”. Il giovane cameriere era Aldo Busi e il suo primo libro, accompagnato da una storia così bella, è un capolavoro.

 

Non avevo mai letto Busi, forse snobbandolo come scrittore in quanto arrivatomi prima come personaggio televisivo ed opinionista e pur condividendo quasi sempre il suo punto di vista e il suo atteggiamento irriverente, anticlericale e femminista, non gli ho mai dato il beneficio del dubbio che tutti meritiamo. Quanto mi sbagliavo... e quanto lo meritava!

Devo dire grazie a S. che negli anni mi ha lodato il Busi scrittore e a Daria Bignardi (anche lei da me snobbata, ma a questo punto mi rifarò) che ne ha parlato come uno dei 5 libri che le hanno cambiato la vita.

Ho detto "capolavoro", e in questo caso vorrei spiegare il perché. Il libro è difficilissimo, mi sono persa più volte, tant'è che fatico a ricordare il susseguirsi di luoghi, personaggi e vicende ma la scrittura è sublime, lo stile unico e mentre sei lì che cerchi di barcamenarti in questo flusso nevrotico di parole, arriva quel pezzo, quello magistrale, quello che ha fatto capire a quell’editore tanti anni fa che il ragazzo era proprio bravo.

 

"Seminario sulla gioventù" è un libro autobiografico illuminante e spiazzante. Un inno alla libertà di sentimenti e di pensiero, al riscatto sociale e personale, alla vittoria della cultura sull'ignoranza. Una voce vera, schietta e acuta. Un libro colorito e carnale.

 

Busi dice di sè:

"Non scrivo né gialli, né romanzi rosa. Non sono uno scrittore porno e nemmeno per bambini. [...] Io faccio letteratura. Il genere letterario mi sfugge. Cerco, nel mio lavoro, di recuperare una lingua italiana. Uso un vocabolario vastissimo e le mie opere non sono divulgative. Possono essere fruite pochissimo. Sono difficilissime. Che senso ha estrapolare dieci pagine su 430 per capirne, con mente perversa, significati che non hanno e che il lettore è libero di interpretare?"

 

Non potevo iniziare l'anno in modo migliore, con questo libro che lascio sgualcito dalle orecchie, colmo di sottolineature e post-it, che non potrò prestare a nessuno ma che consiglierò a tutti.

Un libro per pochi e proprio per questo, per tutti.

 

"Accidenti, questa si che è una storia che va a finire-

...-Mi arrangerò, mi adatterò, mi umilierò, mi spezzerò ma non mi piegherò.

E domani o dopodomani o quando sarà e ogni volta che sarà, nel giro di pochi istanti avrò dimenticato di nuovo tutto.

Ci sono più spiegazioni che non portano a nulla, e sono defininive, di altre che portano a qualcosa ma rimangono aperte.

E così, che resta di tutto il dolore che ho creduto di soffrire?

Niente, soltanto delle reminiscenze contraffatte, delle fiabe apocrife."

 

4,5/5

 

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