Friday i'm in love

December 28, 2018

 

 -3 giorni al 2019!

Il 2018 è stato un anno di novità ma anche di conferme, un anno passato troppo in fretta, come del resto gli ultimi 20, ma ricco e in fin dei conti, felice. E non è poco.

Anche noi, un po' come tutti, stiamo tirando le somme di ciò che abbiamo combinato quest'anno, del bello che ci ha colpito e lo mettiamo qui, nel nostro ultimo Friday del 2018, in una sorta di estratto dalle varie rubriche del nostro blog.

 

 

NON SI GIUDICA UN LIBRO DALLA COPERTINA (Libri):

• Berta Isla di Javeri Marias. A dire la verità lo stiamo ancora leggendo ma la sensazione è quella che si possa già definire LIBRO DELL'ANNO! 

Non sarò mai la brava moglie di nessuno di Nadia Busato. Vera rivelazione dell'anno. Inaspettato e travolgente. 

• Salvare le ossa di Jesmyn Ward. Un pugno allo stomaco, toccante e mozzafiato.

• Hotel Silence di Auður Ava Ólafsdóttir. Un libro che fa bene.

• E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo. Lettura indispensabile, un inno alla pace, un No definitivo alla guerra e alla sua ipocrisia.

Gilead di Marilynne Robinson. “Un viaggio spirituale che nessun lettore degno di questo nome può perdersi»

AMERICANAH di Chimamanda Ngozi Adichie. Un libro perfetto. Il manifesto dell'antirazzismo.

 

 

SIAMOSERIE (Serie Tv):

 Wonderlust, Netflix. Vera, schietta, parla di sesso e di amore. E lo fa bene.

• This is us 2, Sky. In attesa dell'imminente terza stagione, abbiamo ancora negli occhi (bagnati di pianto) le scene della seconda. Nella speranza che non perdano il tocco magico, ci prepariamo per un gennaio di lacrime.

• The Handmaid's Tale 2, TimVision. Angosciante quanto irrinunciabile.  

• Black Mirror 4, Netflix. Puntuale come il pagamento dell'anticipo IVA, arriva sempre a fine anno per garantirci un capodanno con i fiocchi. Proprio oggi esce la puntata speciale "Bandersnatch", anticipo della quinta, attesissima stagione. Pare che sia interattiva, pare che sia una figata.

• Patrick Melrose, Sky. Mini serie gioiello. Attenzione: Crea dipendenza.

• Big Little Lies, Sky. Giustamente superpremiata. Originale e magnificamente scritta, anche per questa attendiamo una strepitosa seconda stagione.

• The end of the f***ing world, Netflix. Stramba, romantica e folle. Per adulti mai cresciuti e per ragazzini fuori dal comune.

 

GIUDIZI UNIVERSALI (Live) 

Brunori a Teatro. La Bravura di Dario Brunori, che a parte cantare ci ha fatto ridere e pensare. Un grande cantautore, una bellissima serata a teatro.

Cesare Cremonini. Grande show, grande musica, grande anima.

• LA MERDA di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano. Piéce teatrale che ha sconvolto l'Europa.Monologo femminile/femminista da brividi. Coraggioso e spiazzante.

NANETTE di Hannah Gadsby. Quando lo Stand up Comedy si eleva ad altro. Quando le risate diventano lacrime e capisci che il mondo non ha ancora capito niente.

 

LA GRANDE BELLEZZA (Cinema):

Roma di Alfonso Cuaròn. Indiscutibilmente il nostro film dell'anno. Quando si dice "grande cinema". Poesia di immagini e contenuti.

 Chiamami col tuo nome. Uno dei film più acclamati dell'anno, e giustamente. Delicato e potente, esplora l'idillio della giovinezza e l'amore, quello senza confini.

• Private Life di Tamara Jenkins. Quando lo zapping su Netflix ti fa scoprire uno dei film più interessanti della tua vita.

Un film reale e schietto che ti rimarrà in testa per giorni.

• Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson. Ultima prova d'attore di Daniel Day-Lewis che chiude la carriera in bellezza.

Quella degli occhi e del cuore. Impeccabile.

120 battiti al minuto di Robin Campillo.  In ritardo come un regionale nel '95, lo abbiamo visto anche noi. FINALMENTE.

Devastante. Diretto. Necessario.

 

 

Come al solito non ci dimentichiamo della rubrica C'È CHI DICE NO.

Anche quest'anno un solo premio, che se lo aggiudica, senza ombra di dubbio e discussione: 

Napoli Velata di Ferzan Ozpetek. IMBARAZZANTE. Un film che ci ha fatto molto ridere e, considerando che non è un film comico, non siamo andati proprio benissimo. Ci dispiace molto per Ozpetek che in linea di massima stimiamo molto e per Alessandro Borghi che farebbe meglio a toglierlo dal curriculum.

 

 

L'anno scorso vi abbiamo salutato con il monologo finale di "Basta che funzioni", ambientato proprio durante una festa di Capodanno e che esprime al meglio la filosofia di Woody Allen e di conseguenza la nostra. Più o meno il sunto è questo:

"Quanto odio i festeggiamenti di Capodanno. Tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera, patetica maniera. Festeggiare che cosa? Un altro passo verso la tomba?"

 

A conclusione di questo 2018 attingiamo ancora una volta dal nostro guru (perché possono togliercelo dal cinema, ma noi tanto ce lo andiamo a rivedere lo stesso) e vi lasciamo con una scena, anche questa ambientata una notte di capodanno, meno cinica e decisamente più romantica. Osiamo dire, la scena più romantica di sempre.

 

Auguri a voi, pochi ma fedeli lettori, che possiate avere o trovare qualcuno con cui  ballare un lento come questo la notte di Capodanno.

S&C

 

 

 

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