La Grande Bellezza

December 17, 2018

 

Appena uscita dal cinema, tutta gasata, ho pensato a come buttare giù due righe per il post.

Dopo due ore avevo già cambiato idea.

Il giorno dopo avevo stravolto la mia idea iniziale.

Ne ho quindi dedotto che questo film necessiti di due interpretazioni, per quanto mi riguarda: una di pancia, immediata, e una di testa, più ponderata.

 

Uscita dalla sala ero su di giri, in preda ad un'euforia contagiosa che, per quelle due ore di film mi avevano faticosamente tenuta incollata alla sedia. Avrei voluto cantare, ballare, urlare, come credo tutti dentro quella sala.

C'è così tanta bella musica in questo film! La musica più bella, quella di un vero genio, di Freddie Mercury, dei Queen... e come si fa a stare seduti? E' una specie di tortura.

L'ultima mezz'ora del film poi non vorresti finisse mai, pare di assistere ad un vero e proprio concerto. Si esce quindi con un gran sorriso e il cuore felice. Ci si dimentica di tutto quello che, in effetti, a freddo, ti ha fatto storcere il naso.

Una cosa che si intuisce immediatamente è ovviamente il fatto che il film debba necessariamente essere visto in lingua originale e per fortuna qualche cinema (comunque pochissimi)  ha previsto questo opzione.

Sbollito quindi il gasamento, ripensando alla sceneggiatura, ho realizzato che è stata persa un'occasione. Si sarebbe potuto fare di meglio. Fatta salva la musica, l'interpretazione di uno straordinario Rami Malek, che ha fatto un lavoro eccezionale, e di tutti gli attori, all'altezza del protagonista, ci sono alcune note stonate.

Si scava poco nell'intimo del personaggio, che addirittura per lunghi tratti lo si fa apparire troppo debole e vittima, senza esplorare fino in fondo la sua natura edonista. 

Appare tutto troppo edulcorato, abbellito, ripulito, trattato con i guanti bianchi, mentre Freddie ha sempre avuto una gran voglia di sporcarseli.

Se si considera che i due produttori esecutivi del progetto sono Brian May e Roger Taylor (due Queen), ci si può facilmente immaginare che abbiano voluto riportare un'immagine di Freddie e dei Queen, candida e innocente, anche a prezzo di stravolgere la realtà.

Riguardando documentari e interviste ci si rende conto delle tante inesattezze e del fatto che alcune vicende, anche importanti, siano state "aggiustate" se non addirittura inventate, per esigenze cinematografiche.

E allora come giudicare "Bohemian Rhapsody"?

Le maggiori testate di settore lo hanno un po' stroncato, parlando di un "film sui Queen che piace a chi non conosce i Queen".

Mah, non so...so solo che in fondo chissenefrega se avrebbero potuto fare di meglio.

Si esce dal cinema con gli occhi lucidi e l'adrenalina a mille e per giorni e giorni non si fa altro che canticchiare quei pezzi.

Questo è quello che in fondo importa.

Questo è tutto ciò che serve, ma certo.

Quando parte il basso di "Another one bites the dust", capisci che questa è musica eterna, senza tempo, e questo film ce lo ricorda.

 

“Si può essere tutto ciò che si vuole, basta trasformarsi in tutto ciò che si pensa di poter essere.” 

                                                                                                                                                    Freddie Mercury

 

 

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