bene, ma non benissimo

September 17, 2018

 "Don't Worry He Won't Get Far on Foot" è il titolo, completo, del nuovo film di Gus Van Sant, basato sulla biografia del vignettista satirico John Callahan. L'idea del film nasce circa vent'anni fa, quando Robin Williams ne acquistò i diritti proponendo a Van Sant la regia; il progetto non è mai partito, fino all'anno scorso, quando il regista ha deciso di far interpretare a Joaquin Phoenix la parte del protagonista e di realizzare non proprio un biopic ma di focalizzarsi sul suo problema dell'alcolismo e sulla sua redenzione.

Callahan infatti scopre il suo talento per il disegno solo a seguito del grave incidente automobilistico avvenuto all'età di ventuno anni, dopo una serata, come tante, di alcool e droghe. Rimarrà paralizzato, incontrerà un gruppo di alcolisti anonimi e soprattutto Donnie, il suo tutor (intrepretato da un irriconoscibile Jonah Hill),  che riuscirà ad aiutarlo a uscire dal tunnel dell'alcool, attraverso il metodo dei "12 passi". Una teoria protagonista di molte serie e film degli ultimi anni e che  evidentemente si sta promuovendo ancora molto in America. 

Ad un certo punto quindi, Callahan scopre il suo grande talento e anche grazie al suo cinismo e al suo humor nero, politicamente scorretto, crea vignette, che riusciva a tracciare a due mani, riuscendo a trovare la sua vera ancora di salvezza.

Non possiamo dire di essere uscite dal cinema cariche di emozioni forti, come ci immaginavamo e questo è già un motivo per cui per noi si tratta comunque di una piccola delusione. 

Ciò che veramente da applausi è la regia, che con i continui flashback rende piacevole tutta la prima parte del film, con l’inserimento delle vignette originali a sottolineare momenti ed emozioni del protagonista e ovviamente l'interpretazione di un grande Phoenix (anche se lo abbiamo preferito in altri ruoli, forse in questo risulta un po’ sopra le righe) che pare sia già prenotato per la candidatura agli Oscar 2019.

La nostra perplessità nasce più sul finale, con questa necessità di dover perdonare tutti e una linearità che ritrova spazio, senza però trovare intensità.

Un film che non ha toccato le nostre corde, ahinoi.

 

 

 

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