La grande bellezza

January 29, 2018

 

 

Ieri sera, mentre i multisala della nostra città (e provincia) proiettavano Rovazzi, Verdone e Lello Arena, noi eravamo in coda per vedere un'altro film italiano nell'unico cinema della città (sopravvissuto più volte al fallimento) che ha avuto il coraggio di proiettarlo.

Non sono bastate le numerose nomination a convincere i grandi distributori che un bel film italiano, anche se proprio italiano non è, quest'anno c'era e si poteva fare uscire con i tempi giusti. Se n'è accorto per fortuna il pubblico che, pazientemente, si è messo in coda per vedere "Chiamami col tuo nome" di Luca Guadagnino.

Ieri sera eravamo tanti e tutti diversi.

E dopo le due ore di film, tutti emozionati allo stesso modo.

Guadagnino è riuscito come pochissimi altri registi, a raccontare una storia d'amore omosessuale rendendola universale, facendo emozionare allo stesso modo la coppia gay come quella etero, la signora di mezza età o i tanti adolescenti presenti in sala.

Per riuscire in questo ci vuole una sensibilità unica, che il regista ha dimostrato di avere e saper usare davvero bene.

Il film è di una tenerezza disarmante.  La prima ora è volutamente lenta, scandita da tempi lunghi e dilatati a ben rappresentare l'estate torrida in cui è ambientato e la seconda  parte, in cui la storia di conoscenza e amore tra i due ragazzi ha inizio, è delicata ed emozionante.

Tutte le scene romantiche ed erotiche sono coinvolgenti, dolci e sensuali.

I due attori, Armie Hammer nella parte di Oliver, un venticinquenne americano ospite per le vacanze estive alla villa del suo professore d'università  e Timothée Chalamet nella parte di Elio, figlio diciassettenne del professore, sono di una bravura unica.

Il giovane Chalamet ci regala un'interpretazione sublime e meriterebbe di vincere l'Oscar a cui è giustamente candidato ma che molto probabilmente gli verrà soffiato da quell'asso di Gary Olman; poco male perché il ragazzo ha la strada spianata e sappiamo che ci regalerà ancora molto.

Riesce a dar vita al personaggio di un adolescente sessualmente inesperto, curioso, che si butta in un amore omosessuale con tutto se stesso, appoggiato e circondato da una famiglia dell'alta borghesia intellettuale con una mentalità aperta e disinibita che tutti vorremmo aver avuto, e a cui si spezzerà il cuore. Il monologo di Michael Stahlberg nella parte del padre è indimenticabile:

"Soffochiamo così tanto di noi per stare meglio, che a 30 anni siamo totalmente prosciugati.

...sforzarsi di non provare niente per non provare qualcosa, che spreco."

Un incitamento a scoprirsi, buttarsi, sperimentare senza freni, senza esitazioni, senza paura di farsi male.

A non reprimere i sentimenti, anche quelli che ti spezzano il cuore.

 

La scrittrice Paula Fox nella sua autobiografia paragona il distacco da una persona amata a un'amputazione.

È il modo migliore per descrivere la sensazione che provano questi due ragazzi nel momento in cui si devono dire addio dopo un'estate troppo breve, della quale si sono lasciati scappare troppi giorni e mettendo fine a quello che a tutti gli effetti è un'amore estivo ma che rimarrà per entrambi l'amore della loro vita.

La ciliegina sulla torta di questa meravigliosa storia è la colonna sonora. Musica classica e Sufjin Stevens ad impreziosire con grazia ed eleganza un film attuale e coraggioso, un cinema che fa bene alla mente e al cuore del pubblico e speriamo faccia bene alla cultura della nostra povera Italia.

 

 

 

 

 

 

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