non si giudica un libro dalla copertina

January 4, 2018

 

"Con un film lo capisci dopo dieci minuti se è bello o fa schifo. Con un libro ci vuole un po' più di tempo, concedi all'autore il beneficio del dubbio per una cinquantina di pagine, ma arrivato a metà sai per certo che non migliorerà mai, che può solo peggiorare."

 

Ahimè, questa frase scritta nei primi capitoli del libro è stata profetica. E' quello che mi è capitato leggendo questo ultimo romanzo di Herman Koch: gli ho dato il beneficio del dubbio per molte più di 50 pagine...diciamo circa 200!

Quindi non è stata l'eccezione che conferma la regola. Non è peggiorato ma è rimasto lì, a rigirarsi e a dilungarsi per tutta la sua durata, senza una meta.

"Il Fosso" quindi, per me, non è stato assolutamente ai livelli di "La cena", il suo romanzo più famoso (e dal quale sono stati tratti due film).

Qui si tratta di un lungo monologo dove il protagonista intraprende un viaggio psicologico nel quale il lettore crea una aspettativa e una attesa che non trovano risposte.

Robert Walker, sindaco di Amsterdam, è sposato da circa trent'anni con Sylvia, una donna straniera di cui non sapremo mai la provenienza ma che, si deduce, potrebbe anche essere di origini italiane. Durante un ricevimento, Robert vede parlare la moglie in maniera tenera, divertita e complice, con un assessore. Da questo momento la sua mente comincerà un viaggio di visioni, supposizioni e fantasticherie in cui il seme della gelosia inizierà a germogliare nella sua testa. Comincerà quindi a studiarne ogni mossa, declinazione di voce, atteggiamento che a lui, ovviamente sembreranno tutte colpevoli e delle quali lei non sospetterà mai nulla. 

Insomma da questa innocente scena, Robert è in grado di costruire paranoie infinite e gigantesche.

La storia potrebbe anche essere stimolante, soprattutto date  alcune interessanti sotto trame; quella dei genitori ultra novantenni che decidono di togliersi la vita, ancora in salute, per congedarsi da questo mondo in maniera onorevole e senza pesare sul figlio e quella dell'amico fraterno Bernard che scoprirà di avere una malattia terminale.

Ma tutto questo non basta per salvarlo dalla noia. Le sue divagazioni e soprattutto le sue allucinazioni diventano a tratti insopportabili.

Insomma, ho portato avanti la lettura del libro solamente per capire dove volesse arrivare, per dargli uno scopo...ma purtroppo non sono stata premiata.  

 

2/5

 

 

 

 

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