non si giudica un libro dalla copertina

November 27, 2017

 

“ ...si scoprì spesso a pensare a quando, di preciso, avevano iniziato ad andare a fondo non solo fuori, ma anche dentro,

quando i fili morali avevano cominciato a strapparsi uno dopo l'altro,

ciò che prima era intollerabile poté essere tollerato e tutto divenne lecito..."

 

"L’ultimo degli Eltyšev" è il romanzo edito da Fazi che ha portato al successo una delle voci più significative della letteratura russa contemporanea: Roman Senčin.

Il giovane autore siberiano ci racconta il lato oscuro della provincia russa di oggi attraverso la storia di una famiglia come tante, gli Eltyšev.

Nikolaj è un agente di polizia e sua moglie Valentina lavora da trent’anni nella biblioteca cittadina. Hanno due figli ventenni: il maggiore è uno scansafatiche e il minore è in carcere da quando, in una rissa, ha ridotto un altro ragazzo a un vegetale. Vivono in un appartamento assegnato dal comune, hanno un televisore e perfino un’auto, il simbolo del benessere per eccellenza. Una vita semplice ma tutto sommato tranquilla e dignitosa.

Tutto precipita però, quando Nikolaj perde il lavoro a causa di una grave negligenza. La famiglia è costretta a trasferirsi in campagna, nella catapecchia di una vecchia zia. Le conseguenze sono devastanti: è l’inizio di una discesa agli inferi, un susseguirsi di fallimenti e disgrazie, scanditi da alcol, apatia e violenza, che porteranno alla lenta e inesorabile disgregazione della famiglia.

 

" La loro famiglia non esisteva più. Si stavano estinguendo."

 

Con una scrittura cruda, lucida e glaciale come l'ambiente che racconta, Senčin porta il lettore a riflettere sulla condizione umana e a domandarsi : "Come si può restare umani quando vengono a mancare le basi della civiltà?". 

Vorresti rispondere che Sì, si può!... ma forse non è così perché quando tutto (e dico tutto, perché il libro è un susseguirsi ininterrotto di sfortune) va male, quando la routine di tutti i giorni è scandita da violenze, delusioni e dolore, forse manca la forza di reagire, di sperare.

Ci si lascia inghiottire da quella realtà che come sabbie mobili ti porta a fondo e lentamente ti uccide.

 

"Per un po' le persone vedono, sentono, toccano, camminano, pensano e sembrano in grado di fare qualunque cosa,

poi un bel giorno basta, smettono di esistere. Ciao ciao e il buio, il vuoto assoluto.

Non si ha più niente e non si è più niente. Appena un mucchietto di carne e ossa da seppellire sotto terra, e pure alla svelta."

 

Un libro che ha ottenuto critiche entusiastiche e che in Russia ha spopolato portando la gente a identificare con l'appellativo "Eltyšev" una condizione umana estrema ma che purtroppo in molti conoscono.

Una lettura per me non facilissima sotto diversi punti di vista, sicuramente un alto esempio di iperrealismo russo contemporaneo ma un libro che mi ha lasciato distaccata e scettica fino alla fine. 

Un libro che non ti concede un sorriso o un brivido, se non di freddo.

 

3/5

 

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