non si giudica un libro dalla copertina

October 9, 2017

" La forma del potere è sempre la stessa: è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all'infinito, aprendosi in dita sempre più sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l'esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po' oltre, e ancora un po' più oltre"

 

Vi avevamo scritto, nel friday del 22 settembre della nostra intenzione di cominciare una lettura condivisa, abbiamo scelto di leggere "Ragazze elettriche" di Naomi Alderman. 

 

S.:

Il primo pensiero che mi viene in mente dopo aver letto l'ultima pagina è "avrebbe potuto essere, ma non è".

Per quanto mi riguarda fino alla metà circa del romanzo ero entusiasta. Chiamavo la C. e le dicevo cazzo! Ci siamo! questo è una bomba. Mi piacevano la storia, lo svolgimento e la scrittura. Una meraviglia.

Un romanzo distopico al femminile in cui ci si interroga sugli effetti del potere. Una interessante riflessione sulle opportunità mancate di una società capovolta che porta al comando il genere femminile.

Geniale lo scambio epistolare con il quale inizia e finisce il romanzo, tra un giovane scrittore, NEIL ADAM ARMON (anagramma di Naomi Alderman) e la Alderman stessa, nei panni di Editor. 

Si tratta di una trasposizione maschile dell'autrice che ci racconta il ribaltamento della storia da mondo dominato dai maschi ad un mondo orientato ad un potere femminile. E' proprio "The Power" (titolo originale del libro) che Neil farà rileggere a Naomi, in uno scambio di ruoli imprevedibile e intelligente.

Ad un certo punto, diciamo da metà circa in poi, l'aggancio iniziale ha cominciato ad allentarsi. Ho cominciato a perdere un po' di attenzione e di tensione complice, tra l'altro, una deriva pulp a tratti gratuitamente splatter poco interessante.

Si è forse rivelato il lato dark della Alderman, autrice tra l'altro di una famosa app sugli zombie. 

Non vorrei fare un paragone con la sua mentore e collaboratrice Margaret Atwood, autrice anche lei del distopico e monumentale "Il Racconto dell'ancella" ma lo faccio: siamo proprio su pianeti diversi. Lo spessore, la profondità nell'introspezione dei personaggi e l'intensità...qui mancano.     

 

C.:

Finito di leggerlo in leggero ritardo rispetto a S, mi ritrovo a condividere a pieno la sua opinione (strano ;)). 

Un libro dalla partenza feroce e intensa che poi rallenta e non riesce a farti emozionare come potrebbe. 

La Alderman cuce un romanzo corale non facile e riesce a intrecciare, anche se a volte in maniera un po' frettolosa e scollegata, le storie di diversi personaggi: Roxy, la figlia di un gangster che vuole vendicare la morte della madre usando il suo potere smisurato; in Nordamerica la vittima di abusi sessuali Allie fonda un culto che ha un Dio donna; Margot, politico e madre di famiglia, è la prima a fondare scuole in cui viene insegnato a usare il potere. E poi c’è Tunde, unica voce maschile, un reporter nigeriano, il primo a dedicare attenzione al fenomeno, ma anche a provarne i lati negativi.

Il romanzo vuole sottolineare come il potere abbia sempre lo stesso effetto: sia che a farne uso siano gli uomini o le donne e porre le basi a una riflessione ampia sui generi, l'origine dell'odio, la natura umana, il male delle religioni e la violenza, fisica e psicologica.

Mi spiace non sia andata a fondo nell'analisi dei personaggi, raccontati a mio parere in modo superficiale, puntando tutto sull'azione (arrivando come ha detto S. a esagerare con la violenza gratuita) e meno sul contenuto.

Forse troppa carne al fuoco da gestire.

Ho sottolineato molto poco in questo libro se non alla fine, dove la scrittrice riprende lo scambio epistolare tra scrittore ed editore, e dove in effetti i concetti più interessanti vengono fuori.

 

" Il modo in cui pensiamo al passato determina ciò che riteniamo possibile nel presente. Continuando a ripetere le stesse narrazioni riguardo al passato quando disponiamo di prove evidenti  che non tutte le civiltà avevano le nostre stesse idee... neghiamo semplicemente che qualcosa possa cambiare."

 

3/5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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