non si giudica un libro dalla copertina

September 21, 2017

 

 

Non ho mai capito bene fino in fondo perché adoro Elizabeth Strout.

Intendo dire al di là del suo scrivere in maniera meravigliosa. 

C'è un ingrediente segreto che tutte le volte mi strega.

Me lo ha spiegato lei il motivo, quando fa dire alla protagonista del suo precedente romanzo, "Mi chiamo Lucy Barton":

"il suo mestiere come romanziera era riferire della condizione umana, raccontare chi siamo e cosa pensiamo e come ci comportiamo".

Ecco. Questo fa la Strout. Così come per Olive, per Lucy, per Penny, Pete, Mary...e tutti i personaggi da lei indagati, si tratta sempre di raccontare la vita, con semplicità. Possiede la grande capacità di creare magia in un semplice racconto di ordinaria vita quotidiana.

Racconta storie che ci riguardano, chi siamo, le parole non dette, i conflitti irrisolti, i dolori taciuti...

In questo romanzo lo fa intrecciando le vite degli abitanti della piccola comunità di Amgash, Illinois. 

E la mia memoria ritorna fresca fresca ai posti che ho appena visitato, alle pianure sconfinate del Midwest, alla periferia americana, spoglia e isolata. I personaggi e i luoghi descritti hanno una collocazione precisa nella mia testa; motivo in più per dire anche questa volta, che con "Tutto è possibile" ha colpito nel segno.

Amgash dicevamo, il paese che tanti anni prima Lucy Barton ha deciso di abbandonare per dimenticare un'infanzia difficile e cercare una rivincita, ricominciare una nuova vita come scrittrice a New York. Ne scriverà poi un libro, un memoir, e tutti gli abitanti di Amgash correranno ad acquistarlo. La storia di Lucy è soltanto un capitolo di questo romanzo, definito biografia collettiva, che intreccia le vite di alcuni di questi personaggi legati da una comune appartenenza con un filo invisibile.

 

Anche in questo romanzo non raggiunge le vette di "Olive Ketteridge", che rimane ancora la sua migliore opera (le è valsa il Premio Pulitzer) ma certamente continua a farci innamorare dei suoi personaggi e della loro fragile condizione umana in cui si percepisce, a partire dal titolo, una speranza di riscatto. In fondo, tutto è possibile, perfino re-innamorarsi a 70 anni e trovare inattesi gesti di gentilezza da persone sconosciute.

E' senz'altro un libro emozionante, che tra i suoi pochi difetti ha quello di essere troppo breve.

 

4/5

 

 

 

 

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