Giudizi Universali

March 16, 2017

 

Siamo andate al concerto di Bersani.

Altra tappa obbligata, altro concerto da non perdere. Ci ha fatto attendere qualche mese, ma ne è valsa come sempre la pena.

Il titolo della nostra rubrica è un omaggio ad un suo famoso pezzo, e non è un caso perchè da 25 anni lo seguiamo con ammirazione  e stima.

Samuele, che ogni volta ci fa sorridere e sognare e ogni volta usciamo dal concerto con un sorrisone stampato sulla faccia e con la consapevolezza di aver passato oltre due ore ad ascoltare parole che sono poesie.

Così deliziosamente genuino e sempre un po' impacciato su quel palco che riesce però ogni volta a dominare. Quel palco che con lui non è più palco ma diventa platea, perché lui è lì per te, chiacchiera con te ( e quanto chiacchieri Samu!) e ti sembra quasi di averlo seduto accanto.

Canta le sue canzoni dai testi meravigliosi, queste filastrocche così acute e profonde con una voce che dal vivo ci stupisce sempre. 

Questa voce che l'ha fatto tanto penare in questi ultimi mesi e che l'ha costretto a un lungo periodo di silenzio forzato ( ha dovuto posticipare tutto il tour in programma nell'autunno 2016) ma che per fortuna e grazie soprattutto a un duro lavoro con il suo logopedista, che ringrazia commuovendosi dal palco prima di intonare "Chiedimi se sono felice", ha recuperato perfettamente.

Samuele ci ha fatto ripercorrere la sua carriera aprendo la serata proprio con il suo primo pezzo, quello che ha dato il via a tutto, quello che cantava aprendo i concerti di Lucio Dalla nel 1991, "il mostro".

Beh, uno che, poco più che adolescente, scrive un pezzo così non può che diventare un grande, uno dei migliori parolieri del panorama musicale italiano.

A seguire in scaletta altre due vere perle: "Le mie parole" e "Lo scrutatore non votante", che inizio!

Beh, ieri sera ce le ha cantate tutte, o quasi; ha addirittura scelto di cantare alcuni pezzi che da un sondaggio su Facebook i suoi fans hanno richiesto e lui diligentemente ha soddisfatto.

Cosa si può dire al Bersani...del  pantalone troppo lungo, con la piega da babbo anni '50, dei balletti teneramente goffi,  di quel leggìo costantemente consultato nonostante i 25 anni di carriera che uno dice :"se i tuoi pezzi li sappiamo a memoria noi, dovresti saperli anche tu", della scenografia ai minimi storici e del  suo essere un tantino logorroico...beh di tutto questo ti diciamo come sempre grazie, perchè tu sei così e a noi piaci così. E questa serata meravigliosa è scorsa via troppo velocemente, piena di bella musica e poesia.

Il tour LA FORTUNA CHE ABBIAMO si è concluso proprio ieri sera, nella sua Bologna e la fortuna è stata tutta nostra, nel poterlo ascoltare ancora una volta.

Grazie Samu, come sempre applausi e standing ovation per te!

 

P.S. Grazie anche per averci permesso di battere le mani, anche se fa così tanto "villaggio vacanze".

 

 

 

 

 

 

 

 

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