non si giudica un libro dalla copertina

March 15, 2017

 

COSA DIRE DI TANTA BELLEZZA?? (tanta attesa, tantissima resa)

 

Partendo dal presupposto che siamo le fans numero 1 di Jonathan Safran Foer ( abbiamo adorato e divorato i suoi precedenti romanzi: "Ogni cosa è illuminata" del 2002 e "Molto forte, incredibilmente vicino " del 2005, entrambi editi da Guanda) probabilmente troverete questa recensione decisamente di parte e tendenzialmente smielata ma ECCOMI, il suo ultimo lavoro, ci ha letteralmente stese.

Forse il libro più bello letto nel 2016 ( e noi ne leggiamo tanti, fidatevi), si è fatto sicuramente perdonare una lunghissima attesa di 11 anni.

"Eccomi" è la storia, raccontata con la consueta doverosa dovizia di particolari , di una famiglia di ebrei americani in cui i genitori, Jacob e Julia devono affrontare una profonda crisi sentimentale. La miccia sembra essere la scoperta, da parte di julia, di un cellulare, nascosto nel bagno di casa, in cui scopre che il marito manda sms sessualmente piuttosto espliciti ad una ipotetica donna. In realtà la crisi, sia esistenziale che sentimentale, era già lì, pronta a scoppiare con la prima scusa possibile perchè ormai pareva chiaro che non riuscissero più a trovare un equilibrio di coppia. Troppi silenzi, troppe incomprensioni.

La famiglia è composta dai genitori appunto, da tre figli maschi, e da una serie di personaggi funzionali al racconto e perfettamente collocati: l'amato cane Argo, i cugini giunti da Israele, il nonno...In mezzo a  tutto ciò Foer pone una questione geopolitica con scenari catastrofici: un terribile terremoto renderà Israele facile preda dei nemici confinanti, che approfitteranno di questa situazione per dichiarare guerra al paese.

Non vi preoccupate, è un bel tomo di 666 pagine: ci sta tutto! e vi troverete alla fine con le lacrime agli occhi perchè vi sembreranno poche.

Pochi sono gli autori che riescono ad inchiodarti e ad emozionarti come Foer. Sono i dialoghi, la forma, l'ironia, la ricchezza della sua prosa ad incantarci:

 

"nessuno dei due capiva che cos'era reale. Era come muoversi fra tante mine emotive; procedevano da un'ora all'altra e da una stanza all'altra con i cuori in punta di piedi, con grosse cuffie collegate a sensibilissimi metal detector capaci di scovare tracce di sentimenti sepolti, anche a costo di tagliare fuori il resto della vita"

 

E nessuno come lui riesce a farti pensare, partendo da una frase che sembrerebbe piuttosto retorica, quanto in realtà non lo sia:

 

"la vita è preziosa, pensò jacob. E' il più importante di tutti i pensieri e il più ovvio e il più difficile da ricordarsi di avere. Pensò: quanto sarebbe stata diversa la mia vita se fossi arrivato a quel pensiero prima di esserci costretto."

 

E ancora, la sua elegante ironia:

 

"E' molto difficile avere un dialogo costruttivo con un tredicenne, considerato che qualsiasi argomento affrontato con gentilezza diventa uno scontro finale in cui si azionano sistemi di difesa e contrattacchi per rispondere ad attacchi che non sono mai stati lanciati. Lo scambio che si apre con un'osservazione innocua sull'abitudine che ha di lasciare cose nelle tasche dei vestiti sporchi finisce con Sam che se la prende con i suoi perchè è nel ventottesimo percentile di altezza, e questo gli fa venire voglia di suicidarsi su youtube"

 

Sappiamo che è una parola da non usare mai ma stavolta la usiamo perchè è l'unica possibile: CAPOLAVORO.

Ti ringraziamo Jonathan, per i giorni lieti e per la meraviglia; magari se farai passare meno di 11 anni per il prossimo libro, ne saremmo felici.

 

VOTO: 5/5

 

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