• S.

non si giudica un libro dalla copertina


Abbiamo avuto l'onore e, perché no, il piacere di leggere un libro in anteprima, ed è stata la nostra prima volta.

Grazie alla Neo Edizioni, "Le affacciate" di Caterina Perali è giunto a noi prima dell'uscita ufficiale che sarà il 6 febbraio.

E io ho avuto la fortuna di averlo letto per prima, anche perché C. è ancora alle prese con una malcelata punta di ostracismo nei confronti della letteratura italiana. Ma ci stiamo lavorando.

Dopo anni di lavoro totalizzante in un’importante società di eventi, Nina viene lasciata a casa.

Disoccupata, cinica e piena di pregiudizi, circoscrive la vita entro i confini del suo condominio a ringhiera, mantenendo però una florida e fittizia routine tra chat e social network: più del senso di vuoto, è l'onta della disoccupazione a toglierle il sonno. Indolente, trascorre le giornate a osservare i condomini, punti di riferimento di un mondo intimo ma che sente lontano. Fin quando la sua attenzione si concentra su una vicina da sempre scostante, diventata improvvisamente perno silente e misterioso di un gineceo di tre anziane: la smilza, la leopardata e la forzuta.

Questa la trama di un godibilissimo romanzo.

La scrittrice trevigiana, che non conoscevo, è senz'altro molto interessante, ha la grande capacità di far divertire senza scadere nel banale e una scrittura piuttosto ricercata che è molto apprezzabile per non dire di uno stile asciutto e attuale.

"Non mi sento meglio o peggio di chi fa il Cammino di Santiago per farci un blog

o si fa le stories su Instagram ad ogni tramonto. Ognuno cerca il suo modo per sopravvivere.

Nel dominio dell'apparenza, ognuno ha il diritto di giocare come gli pare".

Devo ammettere che anche io inizialmente ho avuto qualche dubbio, dato soprattutto dal titolo, che a dire la verità non sono ancora sicura di aver capito.

Ma poco importa, il romanzo è gradevole, lascia ottime sensazioni, e anche se non rimarrà nell'elenco dei miei libri preferiti, mi ha fatto passare qualche ora lieta, mi ha fatto sorridere e offerto ottimi spunti di riflessione.

Centosessanta pagine che si leggono volentieri.

E perché no, si potrebbe andare a recuperare il suo precedente "Crepa".

"Trovo ingiusto che le storie ingiuste non lo siano in modo assoluto.

L'ingiustizia dev'essere totalizzante per essere consolatoria"

3/5